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Una sola vocazione: la vocazione all'Amore

13 Maggio 2019
di Redazione
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Una sola vocazione: la vocazione all'Amore

Testimonianze di esperienza cristiana al centro dell’IGF

Uno tsunami di gioia, per le antiche strade di Resuttano e il soffio dello Spirito a spazzare via dal cielo tutte le nuvole: azzurro intenso il colore di questa due giorni di IGF (Insieme Giovani e Famiglie), come l’azzurro dei cappellini che identificavano i giovani e le coppie di sposi.L’intera Diocesi si è ritrovata in uno dei più piccoli centri del suo territorio, con tutte le generazioni, impegnate in una full-immersion di riflessione e di festa: dai bambini e i ragazzi di Prima Comunione e Cresima, più di un migliaio da tutti i paesi, la domenica, riuniti nella scuola media in tanti laboratori creativi, guidati dai ragazzi più grandi, scout e catechisti di ogni generazione.
Il sabato pomeriggio dedicato alle emozioni e alla riflessione spirituale da vivere insieme: l’arrivo del braciere a segnare il passaggio di consegne dall’ultima edizione, svolta a Montedoro nel 2017, una splendida “Serenata a Maria” a cura dei giovani della Casa del Pane insieme a danzatori e musicisti della Compagnia di Carlo Tedeschi e l’adorazione eucaristica in una Chiesa Madre gremita e silenziosa.
Particolarmente intense e coinvolgenti le testimonianze che si sono alternate la domenica mattina: Leopoldo, musicista e compositore già componente del GenRosso, Michele e Francesca, nel ricordo della loro piccola Sara, Jago, che ha trovato la sua vocazione nella danza, e Gianluca, seminarista, con il suo racconto solare di una vocazione maturata serenamente in una ricerca interiore che lo sta accompagnando con gioia nella preparazione al sacerdozio.
Una vera lectio magistralis di comunicazione sociale in due minuti è venuta da Madre Priscilla, la nuova Superiora Generale delle Suore Francescane del Signore, brasiliana, che ha raccontato la sua storia e ha consegnato a tutti una parola: Pace, coinvolgendo tutti in un esercizio semplice e destabilizzante, prendendosi per mano “e senti la pace dell’altro arrivare fino a te” e guardandosi negli occhi, “perché la pace passa per il nostro sguardo”, uno di fronte all’altro, a due a due, fino ad abbracciarsi e superare le proprie barriere, psicologiche e umane.
È la comunicazione orizzontale, bilaterale, capace di trasformare il contatto in comunione, capace di spogliarci dei pregiudizi, delle chiusure difensive, dell’indifferenza per il cuore di chi ci passa vicino: una comunicazione fortemente alternativa alle dinamiche “quantitative” e divisive dei social che rendono sempre più artificiali e prevaricatrici le relazioni tra le persone e allontanano dalla verità e dalla pace.
È la comunicazione su cui lo spirito dell’IGF si fonda, sin dalla prima delle 12 edizioni che hanno scandito l’episcopato del Vescovo Mario: la sfida di ri-connettere le generazioni, le famiglie, le coppie, dedicando a ciascuno spazi autonomi e momenti condivisi, lavorando a tessere relazioni di autenticità, di apertura, destrutturando l’indifferenza, il silenzio rassegnato, la banalità di una quotidianità vissuta senza passione.
Una partecipazione corale, quella della gente di Resuttano, dalle autorità civili e militari ai cittadini di tutte le età, che hanno vissuto al centro di un evento di cui hanno percepito l’importanza e che li ha fatti sentire protagonisti, nel cuore della comunità di una Diocesi che vuole essere senza periferie.
La preparazione dell’IGF, coordinata da sei commissioni, ha coinvolto per mesi tutti gli ambiti della cittadina e del territorio: il risultato è stata una organizzazione perfetta e curata in ogni particolare, assicurando parcheggi per centinaia di auto e decine di pullman, vigilanza, ambulanze, con l’impegno di tanti volontari, dei Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Polizia Municipale e Carabinieri, tutti in sinergia, e posti di ristoro con tutti i tipi di menù per migliaia di persone che tra sabato e domenica hanno invaso serenamente le strade antiche del centro storico e i percorsi del Parco della Rimembranza.
Anche tra i sacerdoti un patto tra le generazioni: l’arciprete parroco, il giovane don Ignazio Carrubba, vigile da mesi con ogni energia per organizzare l’evento, ha ricevuto pochi mesi fa un lascito dedicato proprio a questo, dallo storico parroco di Resuttano, da poco scomparso, padre Arcangelo Tumminaro, legato alla sua Chiesa oltre la fine della sua stessa vita, con amore paterno e generoso.
Sono prove di costruzione del legame sociale, di quel senso di appartenenza ad una comunità la cui assenza ha tanto ha pesato negli ultimi decenni in un contesto di marginalità passivizzante: questo stile comunitario, in cui la condivisione scandisce i passaggi e le sequenze, può essere un antidoto efficace alla deriva dell’isolamento e della rassegnazione. Offerto generosamente per tutta la società, non soltanto per il popolo dei credenti.
 
 

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