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Una Chiesa di popolo che ritrova la forza della speranza

29 Maggio 2019
di Redazione
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Una Chiesa di popolo che ritrova la forza della speranza

Benedette dal Vescovo le tele absidali nella Madrice di Milena

Se l’iconografia di Caravaggio era fondata sui volti del popolo per rappresentare il mistero del sacro, il metodo di Salvatore Seme per dipingere le due grandi tele absidali della Chiesa Madre di Milena ha seguito la stessa impostazione: due tele concave che affiancano l’altare maggiore dedicato all’Immacolata, e rappresentano i due momenti fondamentali della vicenda mariana, l’Annunciazione e l’Assunzione, in cui irrompe il popolo lavoratore insieme ai religiosi e ai personaggi evangelici, come a portare il segno della storia quotidiana a contatto diretto con il Mistero di cui Maria è stata la generatrice umana.Per il popolo delle “robbe”, i 14 antichi villaggi che costituiscono la comunità di Milena, era stata voluta la nuova Chiesa Madre, nel 1870 (con la posa della prima pietra) e poi nel 1881 inaugurata in una posizione più centrale rispetto all’antica chiesetta di S. Martino, troppo piccola e periferica per un popolo che cresceva nel duro lavoro della campagna.
Quel popolo, di uomini, donne, ragazzi, tutti con i segni del lavoro tra le mani, è la cornice antropologica della rappresentazione di Maria nelle tele di Salvatore Seme, l’artista di Torre del Greco al quale l’arciprete parroco don Luca Milia ha affidato la realizzazione delle opere, e che è riuscito a ricreare l’atmosfera della fondazione contemporanea del paese, costituito come Comune autonomo soltanto nel 1924 e rinominato Milena (il nome antico era Milocca, in arabo “grande proprietà”) nel 1934.
Il contesto storico-artistico di quegli anni è reso perfettamente nelle due grandi tele, che si integrano armonicamente nell’architettura lineare della Chiesa Madre e nella memoria storica della comunità: sembrano raffigurate le generazioni precedenti all’attuale, nella spontaneità dinamica di una coralità curiosa, attiva.
Grandi protagonisti i bambini, l’indicazione del futuro della comunità: coinvolti nel lavoro con gli adulti, o angioletti spettinati nella tela dell’Assunzione; testimoni vivaci del mistero che accade, con i volti veri dei nostri ragazzi di ieri e di oggi.
La Chiesa accompagna questa storia di popolo a cui si manifesta il Mistero: Mons. Guttadauro, il Vescovo della fondazione, rappresentato nella prima tela insieme al primo parroco, e il Venerabile Mons. Giovanni Jacono nella seconda, il Vescovo della Chiesa di popolo che dal 1921 al 1956 ha guidato la nostra Diocesi, partecipe della comunione dei Santi, quasi a incorniciare le scene degli eventi, con al centro sempre Maria, luce gentile, a contatto permanente con la Parola, nel rotolo che l’Angelo le porge nell’Annunciazione e nel libro poggiato sulla nuvola dell’Assunzione.
L’esegesi di queste tele nell’omelia del Vescovo, Mons. Mario Russotto, che ha presieduto la celebrazione eucaristica della benedizione delle opere, che ha definito “una lettura della grandezza di Maria nell’oggi della Chiesa e di Milena, con la potenza rivelatrice del mistero”.
Vorrei che vi sentiste attratti – ha proseguito il Vescovo - da queste due tele e da ciò che raccontano, che vi sentiste dentro quest’aia, questo cortile, con una casa-chiesa in costruzione, dentro questo cielo di Dio che è Maria; vi sentiste attirati per dire Sì, come ha fatto Maria.”
Nelle tele “c’è un popolo di lavoratori, ci sono delle persone con la schiena curva, che dicono la fatica del lavoro, che dicono la speranza di una casa che si può portare a compimento, di una chiesa che attende di essere costruita dall’impegno e dall’opera di ciascuno di noi. E sullo sfondo il secondo vescovo di Caltanissetta, Mons. Giovanni Guttadauro, che ha fondato questa Chiesa: quindi è come se i Vescovi, e anche i sacerdoti e tutto il popolo di Dio, avessero accompagnato, atteso, invocato il Sì di Maria, come oggi Dio attende, invoca, il Sì di ciascuno di voi ad essere cielo di Dio, casa ospitale, a dire a tutti voi che la nostra vita è una casa-chiesa sempre da costruire, che mai ci possiamo dire arrivati o perfetti ma abbiamo sempre da riparare un tetto, da innalzare una parete.”
Valorizzato il respiro civile, sociale, che la nuova iconografia della Chiesa Madre rappresenta per tutta la comunità cittadina:
“Questa casa-chiesa si presenta così aperta, perché dà sull’aia, un cortile, potremmo dire la città, perché la Chiesa non è ripiegata in sè, ma vive le problematiche della città, vive i drammi, le angosce le speranze del popolo di Dio, vive anche lo sconforto, a volte, per la mancanza di lavoro della gente. Una chiesa che si fa casa aperta, ma è anche una chiesa, che siamo tutti noi, che si presenta come un sole di speranza, perché il cielo ci attende”.
Perché figlioli carissimi, la nostra patria è il cielo- ha concluso il Vescovo Mario - e in cielo nessuno di noi può andare da solo: dobbiamo andarci insieme, facendoci l’uno strada di cielo per l’altro”.
Particolarmente cordiale il ringraziamento a padre Luca Milia, che ha pensato, proposto, seguito la realizzazione dell’opera: “Grazie a Padre Luca che consegna a questa comunità, buona, docile, che ha tanto bisogno di riscoprire le radici della fede, di ritrovare la forza della speranza, di vivere la luce della carità, due opere che sono come un racconto quotidiano, un libro sempre aperto a nuovi significati, una evangelica, cristiana, cattolica catechesi che tutti potete apprendere già contemplandole. Allora entrando in chiesa chiudete la bocca e aprite gli occhi: lasciate che lo sguardo contempli e il cuore custodisca questa storia di Dio con noi attraverso la storia di Maria per noi.”

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