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STELLA DELLA NOTTE Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo

26 Dicembre 2019
di Redazione
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STELLA DELLA NOTTE Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo

Messaggio di Avvento 2019 del Vescovo Mons. Mario Russotto

Figlioli carissimi, 
giunga a tutti e a ciascuno di voi il mio affettuoso e paterno saluto con questo mio Messaggio di Avvento, in preparazione alla festa della Luce: il Natale del Dio-con-noi nel Bambino Gesù.
Proseguendo la riflessione, avviata con la mia Lettera pastorale "Dal buio alla luce" che quest'anno vuole spingerci decisamente a vivere nel quotidiano il coraggio della testimonianza, desidero offrirvi un ulteriore spunto a partire dal racconto del vangelo sulla ricerca e adorazione dei Magi (Mt 2,1-12).
1. QUANTO RESTA DELLA NOTTE?
Nella Lettera pastorale ho riportato l'oracolo su Duma del profeta Isaia: "Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?". La sentinella risponde: "Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!" (Is 21, 11.12).
E noi immersi nella notte e nelle tenebre del non-senso, della nausea e del mal di vivere; immersi nella notte e nelle tenebre di una politica sempre più "minuscola" e autoreferenziale, volutamente lontana dai bisogni dei cittadini e ammantata di "segni" religiosi di facciata, proprio a imitazione dei mafiosi che incrociamo nelle nostre strade e perfino nelle nostre chiese; immersi nella notte e nelle tenebre di una religiosità ricca di devozioni, ritualismi e incrostate consuetudini confraternali, ma assai carente di coniugate vissute testimoniate virtù teologali - (fede, speranza e carità - e virtù cardinali (o umane principali) - prudenza, giustizia, fortezza, temperanza -; immersi nella notte e nelle tenebre della confusione teologica e dottrinale, del senso della famiglia, dell'onestà alla parola data e agli impegni assunti, della svendita della liturgia a buon mercato o eccessivamente arroccata a barocchismi puramente rituali, della fedeltà nelle relazioni e nella ricerca del bene comune...
Noi... in questa notte lunga, troppo lunga...

  • siamo sentinelle che con chiarezza coerenza fermezza spingono tutti al coraggio di pensare, domandare, convertirsi?
  • siamo sentinelle di prossimità, cioè credenti coraggiosi portatori di luce, generosi nell'adottare chi si trova in difficoltà (esistenziale, relazionale, di fede) o soffre la e in solitudine?
  • siamo "cristiani", cioè autentici coerenti credibili discepoli di Cristo Gesù e appassionati testimoni del Vangelo?
2. STELLA DI PICCOLA CASA
Nel racconto dei Magi, Gerusalemme - città del potere e del sapere autoreferenziale, città degli erodi, dei sommi sacerdoti e degli intellettuali di una scienza fine a se stessa - è nella notte, rimane nelle tenebre. Anche la Stella scompare alla vista di questa grande capitale del regno, perchè "tu uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte - dirà con amara sofferenza Gesù - ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!" (Mt 23, 37).
La Stella si lascia vedere fuori Gerusalemme, illumina le strade deserte della campagna e della periferia, si ferma a Betlemme - "Casa del pane" - dove una casa accoglie il silenzio della Parola nel volto di Bimbo, di un "in-fante" (senza-parola), e accanto a Lui una Donna: la Madre. La potenza e la grandezza di Dio si svelano nella fragilità e nella debolezza di un Bambino nato da Donna: "Entrati (i Magi) nella casa, videro il Bambino con Maria sua Madre" (Mt 2,11).
Il profeta Michea aveva scritto: "E tu, Betlemme di Efrata, sei troppo piccola per essere annoverata tra le città di Giuda" (Mi 5,1). Matteo cita questo testo profetico, ma lo riscrive con tutt'altro senso: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele" (Mt 2,6). 
Era notte in Oriente quando i Magi, invece di ripiegarsi su se stessi, hanno alzato lo sguardo al Cielo e lì, fra miriadi di stelle, hanno visto riconosciuto incontrato la Stella. Hanno cercato a lungo, hanno domandato senza vergogna, hanno cambiato rotta, fino a venire (secondo l'oracolo di Isaia) a quella casa indicata dalla Stella: là essa si ferma. La storia ricomincia dalla Casa del pane, dove occhi di Donna custodiscono accarezzano contemplano occhi di Bimbo, Cielo di carne, Luce da Luce...
E da questo abisso di fragilità e debolezza Dio riparte e riscrive una storia nuova. Da quella notte di stelle rilancia la luce di una diversa Stella, per una nuova creazione: "Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, nè di luce di sole, perchè il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli" (Ap 22,5).
3. NOTTE DI STELLE
"Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme" (Mt 2,1). Lontano è l'Oriente, ma da lì sorge il sole. E quegli umili veri sapienti cercano, studiano, indagano, pensano, si mettono in marcia. Nella notte scrutano il cielo e, come un libro aperto eppur sempre da decifrare, leggono nella Stella il segno dei tempi.
Non il giorno del sole d'Oriente, ma la notte delle stelle schiude il segreto di un sogno a lungo custodito inseguito desiderato. "La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce" (Rm 13,12).
Notte armata, notte che pur nel buio lascia intravedere fenditure di luce. Notte che ci invita a disarmare di violenza e maldicenza mani e bocca, per armare di umile amore il cuore: "Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perchè Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili"(1 Pt 5,5); "Rivestitevi...di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente... Al di sopra di tutto poi vi sia la carità" (Col 3, 12-14).
Notte d'Oriente diversa per i Magi da tutte le altre notti. Stella della notte diversa per i Magi da tutte le altre stelle.  E non una parola, non dibattiti nè convegni, non piazze mediatiche nè congressi... solo un tacito comune deciso cammino nel silenzio: "Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua parola onnipotente dal cielo... si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio..." (Sap 18, 14-15).
Ecco: "Un canto nella notte mi ritorna nel cuore: rifletto e il mio spirito si va interrogando" (Sal 77,7).
4. IN GINOCCHIO PER ADORARE
"Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia...e prostratisi lo adorarono..." (Mt 2, 10-11). Il verbo latino "adorare" è composto di due parole: ad orem, cioè portare la mano alla bocca per farla tacere. Adorare è vedere ascoltando e ascoltare vedendo. Adorare significa entrare nell'intimità del mistero d'Amore di Dio per me, per noi, tessendo nel silenzio un dialogo di sguardi e di amicizia.
Adorare è la risposta di fede e di amore a Colui che essendo Dio si è fatto uomo, amandoci fino a donare la sua vita per noi e continuando ad amarci di amore eterno. Davanti all'ineffabile mistero di Dio nel Bambino non ci sono parole, ma solo un silenzio adorante, solo una presenza di sguardo e silenzio davanti alla divina Presenza, nello stupore di chi sa che Dio è qui! Veramente qui!
Siamo pertanto chiamati a partire da questo tempo di attesa qual è l'Avvento, ad essere cercatori, pensatori, facitori di Vangelo nel coraggio e nella coerenza della testimonianza, a vivere da veri adoratori di Dio!
E allora...Beati coloro che aspirano a camminare verso un tempo di fiducia e di semplicità. Beati coloro che non vogliono essere maestri di ipocrisia e compromessi, ma servitori della felicità e della libertà nella verità. 
Beati noi se scopriamo nel Vangelo una speranza così bella da avventurarci nella scommessa di volerla vivere. Una speranza che genera l'abbraccio della gioia per lo sguardo di amore che il Signore posa su ciascuno di noi. 
Dio dà un senso alla nostra vita anche attraverso ciò che in noi è vulnerabile, "senza apparenza nè bellezza" (Is 53,2). Perciò "confida nel Signore e fa' il bene; abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore" (Sal 37,4).
Accogliamo in questo Avvento l'esortazione ai giovani di San Giovanni Paolo II: "Ascoltare Cristo e adorarlo porta a fare scelte coraggiose, a prendere decisioni a volte eroiche. Gesù è esigente perchè vuole la nostra autentica felicità".
Con affetto e dal profondo del cuore tutti benedico nel Signore. Buon Avvento!
Vostro aff.mo
+ Mario Russotto
Vescovo

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