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"Siate come S. Giuseppe: l'uomo delle Beatitudini"

20 Marzo 2021
di Redazione
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"Siate come S. Giuseppe: l'uomo delle Beatitudini"

Il Vescovo conferisce i ministeri del Lettorato e Accolitato a sei giovani

S. Giuseppe proposto come esempio di felice santità agli uomini contemporanei, nella Chiesa e nella società. 
Nella solennità di S. Giuseppe, da 150 anni Patrono della Chiesa universale, durante un’intensa celebrazione in cattedrale il nostro Vescovo Mario ha conferito i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato a 5 giovani seminaristi e ad un giovane frate.
Calogero Antonio Caputo, Andrea Criscuoli, Arcangelo Lo Cascio e Fra’ Pablo Martins da Silva CR Lettori, Gaetano Sfragara e Michele Taibi Accoliti, avanzano nel percorso che li avvicina al sacerdozio, al quale lavora con impegno l’equipe dei formatori del Seminario, (guidata dal Rettore padre Alfonso Incardona, con il Vice-rettore padre Aldo Amico e il Direttore Spirituale padre Calogero Panepinto) che li ha accompagnati a questo appuntamento prezioso.
In una Cattedrale resa ancora più suggestiva dalle Vare disposte nelle due navate laterali a solennizzare anche con la tradizionale devozione popolare una Quaresima segnata dal silenzio della pandemia, la festa di S. Giuseppe ha trovato il contesto più significativo per accogliere un momento importante di spiritualità intensa e condivisa dal popolo di Dio, presente fino al limite consentito dal distanziamento di sicurezza.
Il Vescovo Mons. Mario Russotto nella sua omelia ha sottolineato con forza come proprio l’umanità di S. Giuseppe ci consegni un esempio di santità che è possibile imitare per sostenere il percorso di santità su cui ciascuno è chiamato a camminare nella propria esistenza quotidiana, a partire dall’esperienza dei giovani che si accostano ai ministeri così importanti nella vita della Chiesa:
Così la Chiesa, oltre alla protezione di S. Michele Arcangelo, ha anche la protezione e la custodia di un uomo scelto da Dio ad una inedita paternità: perché Giuseppe viene chiamato da Dio ad essere padre di Dio nel Cristo Gesù. Giuseppe possiamo definirlo l’uomo delle Beatitudini: quelle otto Beatitudini che Gesù proclama quale via alla compiuta umanità nella felicità tanto desiderata, pronunciate da Gesù nel discorso della montagna, che si possono leggere nella vita e nella testimonianza di Giuseppe”.
Giuseppe è stato l’uomo della misericordia e della compassione – ha proseguito il Vescovo Mario - è stato l’uomo della mitezza dinanzi alle ingiustizie del potere costituito e rappresentato allora da Erode. Uomo mite e giusto: mai un sentimento di rabbia, di rancore ci viene riportato nei Vangeli e nella tradizione, anche apocrifa, della vita della Santa Famiglia.
Giuseppe è il puro di cuore, perché non viveva una dicotomia fra le fede professata e la sua vita quotidiana; era puro di cuore perché, come dice Kierkegaard, voleva una cosa sola: quello che Dio voleva. Giuseppe è giusto perché ha sposato la volontà di Dio anche quando questa divina volontà veniva a sconvolgere i suoi disegni, i suoi sentimenti. Mai rassegnato ma sempre consegnato alla volontà di Dio. Giuseppe è l’uomo delle Beatitudini perché perseguitato da Erode vive questa persecuzione in una continua migrazione con animo disteso, con quella armonia nel cuore tipica di chi ha trovato la sua felicità in Dio, per cui trasforma ogni pezzo di terra in lembo di cielo.
Giuseppe è uomo delle Beatitudini perché è uomo della custodia nel servizio: tutta la sua vita è stata vissuta in quell’accolitato di custodia e di premura verso Maria e verso Gesù. Non si è accostato all’altare del Tempio ma ha curato il Tempio stesso che era il corpo di Cristo; e ha letto nell’inedita vicenda di questo bimbo, che cresceva in età, sapienza e grazia, tutta la storia della salvezza.
Figlioli carissimi – ha concluso il Vescovo - prendete S. Giuseppe come modello per ascoltare e mettere in pratica la Parola, come esempio e testimonianza di silenzioso eloquente servizio, prendetelo come il compagno che vi insegna a vivere la gioia delle Beatitudini. Perché anche voi possiate essere uomini compiuti in umanità, uomini della Parola e di parola, uomini di servizio zelante e nascosto, vivendo come Giuseppe, con un cuore da poveri, nella umiltà dell’umiliazione per essere, un giorno, da Dio esaltati.
Imparate da Giuseppe la diaconia della custodia, per far crescere una fraternità all’insegna della civiltà dell’amore. Sentitevi come S. Giuseppe, sempre attenti e premurosi, intelligenti nel discernimento, facitori, più che parlatori, della Parola. E solo così, allora, sarete compiuti in umanità, e irradierete serenità e armonia; trascinerete tanti altri giovani a vivere compiutamente la loro umanità, perché noi dobbiamo essere santi, come Giuseppe.
S. Michele Arcangelo è troppo alto per noi per poterlo imitare, ma Giuseppe ci è consegnato perché imitabile. E allora vi consegno l’interrogativo di S. Agostino, segno della svolta determinante nella sua vita: “Si isti et illi, cur non ego?” Se questi e gli altri sono diventati santi, perché non io?
 
 
 
 

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