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"Ritroviamo il coraggio della speranza!"

28 Marzo 2021
di Redazione
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"Ritroviamo il coraggio della speranza!"

Con il pontificale della Domenica delle Palme il Vescovo ha aperto la Settimana Santa

Un’altra Pasqua avvolta dal silenzio, senza processioni, con le strade vuote nella luce della primavera e la paura che ancora serpeggia insistente per il contagio che non si ferma. 
Ma le celebrazioni si svolgono, nelle chiese sanificate e rispettando le norme di sicurezza, e se ne amplifica l’eco con le dirette streaming che portano nelle case di tutti i pontificali che in Cattedrale presiede il Vescovo Mario.
 
Con la Domenica delle Palme comincia la Settimana più Santa dell’anno, i giorni della Passione e del dolore che portano alla luce della Resurrezione: un percorso che oggi più che mai prende per mano il nostro cuore per guidarci a superare l’angoscia, la paura, l’insicurezza di una precarietà implacabile che attraversa la nostra vita mettendo a rischio la salute, il lavoro, la sopravvivenza e la dignità di tante famiglie, colpite dalla pandemia sociale della povertà nella tempesta della pandemia scatenata dal virus misterioso che continua a mutarsi.
 
Il volto della solidarietà, che non si ferma e rivela una città nascosta ma tenace, pronta a condividere, ad aiutare, in Cattedrale domenica aveva le sembianze dei militari del IV Reggimento Genio Guastatori, che hanno devoluto prodotti alimentari per i poveri della Caritas, ringraziati dal Vescovo Mario all’inizio della sua omelia.
In questa situazione anomala, nella quale sembra che ogni cosa sia destinata alla morte, siamo chiamati a riscrivere nuove pagine di storia, siamo chiamati a ripensare in modo diverso il nostro modo di vivere nella storia, nella società, con il coraggio della fede, che si fa franchezza nella testimonianza”.
Anche la paura ha condiviso Gesù con il genere umano, proprio nei giorni della sua Passione: “Come ci ha dimostrato Gesù – ha continuato il Vescovo Mario - fra timori, paure e titubanze dei suoi discepoli, fra paure e arroganza dei detentori del potere, Lui, che pure la paura ha attraversato, bagnata da un’angoscia profonda, con il sapore della tristezza, Gesù, pur attraversando queste fragilità umane, comprendendole e assumendole, non si è tirato indietro quando si è trattato di dichiarare la propria identità di Figlio di Dio e la propria missione di Redentore, di liberatore dell’umanità. Egli stesso, inchiodato al legno della croce, incapace, ad occhi umani, di portare liberazione, ci ha salvati nel profondo: ci ha restituiti, liberati, alla nostra umana dignità e alla nostra fede redenta.”
Questa liberazione è stata sentita e compresa per primi dai più lontani “Non sono i sommi sacerdoti, non sono i dottori delle Scritture – ha sottolineato il Vescovo seguendo la Parola che era stata proclamata – non sono i devoti e i praticanti, ma i poveri e gli emarginati, gli stranieri, a compiere il passo decisivo della fede. E nel dramma della Passione che ci è stata raccontata in questa celebrazione, solo uno straniero, un senza Dio, un soldato romano, puntando lo sguardo su quell’uomo inerme, ormai senza vita, piantato al legno della croce, dichiara: “Veramente costui era il figlio di Dio!
Lì dove tutti vedevano la fine, quel soldato ha visto il mistero, lì dove tutti piangevano la morte di un uomo, quello straniero ha contemplato la vita di un Dio che la sua vita ha dato per la redenzione nostra”.
Il silenzio dell’angoscia delle ultime ore di Cristo, il silenzio che segnerà quest’anno con forza particolare i giorni della Settimana Santa, può essere vissuto come spazio di contemplazione liberante.
In questa Santa Settimana nella quale i soliti clamori taceranno – ha concluso il Vescovo Mario - in questa Settimana nella quale soltanto il cuore può accendersi di ardore credente, lasciamoci avvolgere da un silenzio contemplativo, puntiamo lo sguardo del cuore su Cristo crocifisso e leggiamo nelle sue debolezze la nostra forza, nella sua morte la nostra vita. In queste ore e in questi giorni drammatici della pandemia, della dilagante e crescente povertà, possa ciascuno di noi sentirsi abbracciato, amato, liberato nel profondo della coscienza da Dio Amore. Rinasciamo in questi giorni alla fede, nostra forza, e in essa ritroviamo il coraggio della speranza e lo sguardo di un amore che viene dall’alto”.
 
 
 
 

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