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Risorge la gioia!

26 Marzo 2021
di Redazione
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Risorge la gioia!

Editoriale de l'Aurora Marzo 2021 di Mons. Giuseppe La Placa

«Esulti il coro degli angeli, gioisca la terra… il Signore è Risorto!». È il grido di gioia con il quale la Chiesa, dopo il grande silenzio del Sabato santo, annuncia la buona notizia che Gesù è Risorto. È questo il motivo della grande gioia. Anche in questi giorni bui, tristi, pieni di angoscia per la pandemia che ci sta ancora duramente provando. 
La gioia della Pasqua, infatti, non è una promessa imbonitrice per assicurare che «andrà tutto bene». Non è una fuga dalla realtà. Non nega sofferenze, preoccupazioni e timori. La gioia pasquale è forza soprannaturale che nasce e rinasce dalla nostra fede in Cristo Risorto, anche in mezzo ad una valle di lacrime: «La Risurrezione di Gesù – ci ricorda papa Francesco – non è il finale lieto di una bella favola, non è l’happy end di un film; ma è l’intervento di Dio Padre là dove si infrange la speranza umana. Nel momento in cui tutto sembra perduto, nel momento del dolore, nel quale tante persone sentono come il bisogno di scendere dalla croce, è il momento più vicino alla risurrezione. Nel momento più oscuro interviene Dio e risuscita».
La gioia pasquale riconosce la sofferenza. Guarda in faccia il dolore. Ne dice tutto il non senso. Ma non lo lascia prevalere. Non gli concede l’ultima parola. E indica la via, il versante giusto per affrontarlo e superarlo: quello del “terzo giorno”. «Da quel versante – amava dire don Tonino Bello – le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell’agonia, ma i travagli del parto. E le stigmate, lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora le luci di un mondo nuovo».
È solo quando ha toccato le piaghe del suo Signore che Tommaso ha creduto alla Risurrezione. Ma proprio per questo ha potuto sperimentare la gioia più profonda, quella che si prova quando si arriva, attraverso le ferite, al Cuore di Cristo.
Alla gioia della Pasqua, infatti, non si arriva senza prima aver attraversato la passione, senza prima aver toccato le piaghe di Cristo nella nostra umanità, ferita e sanguinante: «Se uno vuol possedere la gioia – scriveva don Barsotti –, bisogna che non abbia paura della sofferenza. Può sembrare paradossale, contraddittorio: e invece nulla di più giusto, nulla di più naturale; non solo di più giusto e di più naturale, ma di più necessario.
Veramente la gioia è un fiore che sboccia sul sacrificio. La gioia è veramente una partecipazione a una resurrezione che suppone la morte. Non aver paura della sofferenza, essere disponibili alla sofferenza, è un’esigenza della gioia, proprio per possedere la purezza della gioia, proprio perché la gioia rimanga pura, incontaminata, proprio perché la gioia non possa essere turbata, non possa conoscere il pericolo di una sottrazione, il pericolo di una rovina, di uno smarrimento. La gioia più pura non è mai nell’assenza del dolore.
Temiamo quando la gioia non ci chiede nulla! È una gioia di per sé contaminata, forse; è una gioia equivoca, forse non cristiana. Non è la pura gioia cristiana. Non temiamo il dolore: ecco cosa vuol dire avere per legge la gioia».
Non lasciamo perciò che la paura e la sfiducia guidino i nostri giorni. Fissiamo lo sguardo sulle cose di lassù (Col 3,1), sulla luce che nel silenzio di quel mattino ha smosso la pietra del sepolcro. Lasciamo che i raggi luminosi di quell’aurora scaldino i nostri cuori, certi che «Cristo crocifisso e risorto è con noi, è l’amico sempre fedele. Con Lui e in Lui – scriveva il Papa emerito –, la sofferenza è trasformata in amore. E là si trova la vera gioia». Buona Pasqua!

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