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"Quest'opera sia il segno del vostro coraggio!"

04 Agosto 2020
di Redazione
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"Quest'opera sia il segno del vostro coraggio!"

Benedetta dal Vescovo Mario la chiesuzza della Nunziateddra a Vallelunga

Una piccola cappella restaurata e benedetta solennemente dal Vescovo Mario a Vallelunga, con tutto il paese schierato su due lunghe file di sedie a distanza di sicurezza sulla strada in fondo alla quale sorge la chiesuzza della Nunziateddra, che un comitato di giovani intellettuali (Alessandro Barcellona, Riccardo Dentico, Rosario Emanuele, Loreto Noto, Ignazio Ognibene, Marilena Russo, Lina Sorce) insieme a don Enzo Spoto ha recuperato dall’incuria per poterla restituire alla devozione popolare. 
Questa chiesetta ha una storia particolare, una storia di dolore, di violenza e di omertà, che il Vescovo ha rievocato nella sua omelia appassionata e impegnativa, nella quale ha ricostruito il contesto in cui tutto è cominciato, all’inizio del secolo scorso, quando nel 1915 scompare nel nulla Salvatore, il figlio quattordicenne di Saro Ruffino, di cui non si ritroverà mai più nemmeno una traccia: “Non c’è neanche un corpo su cui piangere, non c’è un cadavere da seppellire, come se quel figlio non fosse mai esistito.”
Nella storia del popolo siciliano ci sono fatti di cui soltanto le pietre possono parlare, “E così, proprio nel luogo in cui aveva visto per l’ultima volta suo figlio, Saro Ruffino sentiva il cuore rasserenarsi, ne parla con gli amici della Confraternita del Divinissimo Sacramento; e insieme pensano di erigere una chiesetta proprio in quel punto.
Già da allora una gara di solidarietà unisce il paese - ha proseguito il Vescovo Mario - il paese che ha sempre sofferto gli intrighi della mafia, ma ha sempre coltivato la forza dell’onestà e della solidarietà. Perché i vallelunghesi sono laboriosi, parlano poco ma operano tanto; non si perdono in chiacchiere ma dimostrano coi fatti il valore in cui credono: il valore della solidarietà.
Nel 1916, viene eretta questa chiesetta, dedicata al Divinissimo Sacramento, e un giovane pittore locale dipinge un quadretto dedicato all’Annunciazione di Maria, che esprimeva la fede del popolo vallelunghese in Maria Santissima, in questa Madre che non ci abbandona, quali che siano le tempeste della vita.
Tutti quelli che passavano dalla strada andando a lavorare si inginocchiavano, recitavano una preghiera, quelli che erano a cavallo scendevano, si inginocchiavano e facevano il segno della croce.
Perché Vallelunga è un popolo di fede! ma è una fede che ha bisogno della forza della testimonianza e di santi pastori che sanno cercare le pecorelle, che sanno spronare le anime ad abbracciarsi a quell’amore di Cristo che, come dice S. Paolo, ci incatena e ci spinge. Ma se noi non siamo infiammati di questo amore come possiamo trasmettervi questa fiamma? Se noi siamo candele spente non possiamo illuminare il buio della vita, della storia, della società.
E la preghiera che rivolgo questa sera a Maria Santissima è di fare di tutti voi, figlioli, delle piccole candele di fede: candele che devono ardere e lasciarsi alimentare dall’amore. Perché la fede senza la passione d’amore è solo devozione. La speranza senza la forza dell’amore diventa poi rassegnazione. Bisogna riaccendere l’amore.”
Le vicende della chiesetta sono segnate dall’incuria e dalle trasformazioni urbanistiche che impongono di abbatterla per fare posto alla strada. Il parroco Ognibene ottiene dal Comune l’impegno a ricostruirla e nel 1964, recuperando la lapide antica, la campana del 1916 e qualche suppellettile.
Oggi – ha concluso il Vescovo Mario - restituire alla città la memoria di quella Nunziatella, di quella presenza di Maria e la memoria di quel figlio scomparso, è segno della speranza in una vita che non può morire, segno della speranza e della forza del popolo vallelunghese, che si è trovato compatto, unito, nella raccolta dei fondi”.
La presenza di una Chiesa che unisce, sostiene la speranza, e la passione credente con cui il Vescovo Mario ha rievocato la storia, hanno parlato al popolo di Vallelunga del senso profondo di quello che avveniva, del valore della memoria e della responsabilità che comporta per il tempo presente, per la vita di ciascuno.
Oggi, con la mia benedizione, viene restituita a questo santo popolo, a voi, figlioli di Vallelunga, questa chiesa. Ricordate sempre che il male si può vincere, che il bene sopravvive a qualunque cattiveria e che la solidarietà vince ogni criminalità.
Quest’opera sia il segno del vostro coraggio, il segno della vostra fede. E quando sentite la fede vacillare passate di qua e, vedendo questa chiesetta, dovete dire: siamo stati capaci, insieme, di fare un’opera grande, che resterà nella memoria dei nostri figli. Possiamo ancora risorgere e camminare insieme”.
 
(Foto di Giuseppe Cappellino)
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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