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"Questa città può e deve rinascere!"

29 Settembre 2020
di Redazione
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"Questa città può e deve rinascere!"

L'omelia di S. Michele del Vescovo Mario

Le parole di speranza del Vescovo Mario risuonavano amplificate dalla Cattedrale alla piazza dove dai maxischermi tanti nisseni hanno seguito il pontificale di S. Michele, nel giorno della festa del Patrono della città e della diocesi, per la prima volta nella storia senza processione per l’emergenza pandemia che ancora tormenta il nostro territorio. 
Questa città, giorno dopo giorno, può e deve rinascere, se riacquista fiducia in se stessa e nelle sue potenzialità e serenità nella relazionalità: perché tutti siamo i protagonisti e tutti siamo responsabili di tutti.
 
La solidarietà, insieme alla sapienza e alla serenità, sono state le parole-chiave dell’omelia, un vero e proprio programma di impegno civile oltre che spirituale, seguita con attenzione riflessiva e in alcuni passaggi in particolare rivolta a coinvolgere le istituzioni, presenti nelle prime file ai massimi livelli di rappresentanza.
 
La sapienza è quel sapere artigiano capace, nella creatività, di trasformare la materia – ha esordito il Vescovo - Sapienti sono gli uomini e le donne quando riescono a trasformare la mediocrità, la tiepidezza, il grigiume di una città in un arcobaleno di solidarietà e di responsabilità.
La sapienza deve avere sapore di corresponsabilità, deve trovare l’ardore del coraggio, deve saper puntare la lancia della responsabilità su obiettivi precisi” come S. Michele “che non ha in mano la spada del combattente senza frontiere ma la lancia che colpisce al cuore il male”.
 
Cita Roland Barthes il Vescovo, con una frase del filosofo francese che definisce la sapienza “poco sapere, niente potere, molto sapore”. Da qui il compito per tutti: “dobbiamo essere sapienti, dobbiamo riacquistare sapore nell’arte delle relazioni, nell’assunzione di responsabilità, nell’esercizio dei nostri doveri, nel coraggio della solidarietà”.
 
Serenità e solidarietà a questa sapienza sono strettamente collegate: “Non possiamo vivere con la paura dentro, anche se viviamo in un’epoca che fomenta le paure: la paura per un domani sempre più nebuloso, ma soprattutto la paura dell’altro, considerato non come un hospes ma un hostis: non come un ospite da accogliere ma come un nemico da respingere.
Dobbiamo sconfiggere, con l’aiuto di Dio e per intercessione del nostro Patrono, ogni paura. Eppure dobbiamo affrontare ogni situazione, ogni male e ogni virale avversità, con serenità, con lucidità, con speranza”.
San Michele ci deve aiutare a trovare il coraggio di sconfiggere ogni chiusura individualistica – ha concluso il Vescovo - di sconfiggere l’indifferenza che ci paralizza; ci deve dare la luce, la gioia e la forza di aprirci alla solidarietà. Perché il sapere di uno può diventare sapore della collettività, il coraggio di uno può diventare azione della comunità, l’umiltà di uno può diventare esempio di una città.
Armiamo il cuore e disarmiamo l’orgoglio, armiamo la ragione e disarmiamo ogni rancore, armiamo la responsabilità e disarmiamo ogni superficialità. Ci aiuti S. Michele Arcangelo a irradiare la luce dell’amore e il calore della ragione nella nostra città”.
 
In questi giorni di fine settembre il magistero del Vescovo Mario si è espresso con grande autorevolezza, coniugando forza e umiltà nel suo parlare ai credenti e ai lontani, nel fare appello alla necessità di costruire un futuro possibile per la città e la sua gente, richiamando le istituzioni al proprio compito non con i toni dell’invettiva ma con la logica paterna e stringente del comune dovere verso una comunità smarrita, scoraggiata, in cui le sacche di disperazione aumentano pericolosamente.
Così nella Messa di riparazione per gli atti vandalici a S. Agata, in cui ha auspicato un patto nella città, tra famiglie, generazioni, istituzioni.
Così nell’anniversario della sua consacrazione episcopale, in una riflessione autobiografica e sapienziale sui tre verbi conoscere-insegnare-guidare, ricordando il suo desiderio di conoscere in profondità “il suo popolo, il suo presbiterio, conoscere la società nella quale il Vescovo si trova a vivere come servitore di Dio. Insegnare: indicare una direzione, spiegare l’alfabeto della fede. Ma per insegnare uno deve imparare e la scuola in cui imparare è costituita da tre dimensioni: la Parola di Dio, l’Eucaristia e i poveri. I poveri smarriti nella via dell’esistenza, i poveri di valori umani, culturali, cristiani, i poveri poveri, quelli che non osano elemosinare e attendono cuori attenti per venire loro incontro”.
Infine guidare: “Guidare è difficile, molto difficile. È più semplice lasciarsi guidare, è più semplice eseguire piuttosto che discernere e guidare. Si ha grande responsabilità perché sento il tremore dentro di me, in quanto Dio mi ha affidato le vostre anime e queste a Lui devo condurre, e insieme dobbiamo divenire tutti santi, come Lui è Santo.
E qual è la modalità per conoscere, insegnare, guidare? È l’amore, per questo si chiede al Signore il dono dell’amore: l’amore oblativo, l’amore sacrificale, l’amore incondizionato, l’amore radioso e gioioso. L’amore che non attende, non pretende, l’amore che si dà nella totalità dell’essere”.
 
Un magistero limpido e impegnativo, ma aperto alla condivisione e all’accoglienza di tutti i contributi e le risorse, con i quali costruire reti concrete e progetti di solidarietà. Guida spirituale e autorità morale la testimonianza del Vescovo Mario, in questa vigna del Signore nella periferia della storia in cui da 17 anni lavora con instancabile passione credente, prendendo per mano, ad uno ad uno, i figli e i fratelli del popolo di Dio che sa di poter contare sempre sulla sua intelligenza profetica, sulla sua preghiera, sul suo aiuto nella fatica della speranza.
 
 

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