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"Presentava il Dio dal cuore spalancato"

23 Febbraio 2021
di Redazione
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"Presentava il Dio dal cuore spalancato"

Il Vescovo Mario al funerale di padre Fonti

La mozzetta viola di canonico consumata dai suoi oltre 60 anni di sacerdozio, con la stola e il berretto tricorno nero deposti sul cuscino di rose della sua bara: padre Angelo Fonti ha salutato così, con i segni del sacerdozio di una vita, la sua città che lo ha amato come pochi altri suoi padri, conoscendolo e riconoscendolo in tutti i luoghi in cui il bisogno di cielo delle persone si poteva incontrare con una parola di incoraggiamento, con un gesto di cura affettuosa, con un sorriso di misericordia, nella semplicità faticosa della vita di tutti i giorni. 
Prete del popolo, stimato da tutti, da tutti rispettato per la sua coerenza nel vivere il sacerdozio autenticamente, spendendo la sua cultura profonda, la sua sapienza di giurista utroque jure, per andare incontro alle persone e alimentare in loro la speranza, con un’apertura ed un’ampiezza di orizzonti che qualche suo confratello affettuosamente definiva “spesso più grande della misericordia di Dio”.
La sua città lo ha salutato in Cattedrale, presenti decine di sacerdoti, nel funerale celebrato dal Vescovo Mario, con un’omelia che ne ha ricamato un ritratto autentico: “Oggi la nostra Chiesa nissena e il nostro presbiterio si congedano da uno dei suoi figli sacerdoti, amatissimo dal santo popolo di Dio, conosciutissimo dai nisseni, cercato e stimato dai sacerdoti e dai seminaristi.
Faceva parte di quel gruppo dell’agro nisseno che tante vocazioni al sacerdozio ha dato alla nostra Diocesi, figlio e innamorato di questa città; entrato in Seminario dopo il liceo, seguendo l’esempio del cugino più grande, Mons. Liborio Campione, si sentiva un privilegiato rispetto ai suoi fratelli, perché aveva la possibilità di studiare, mentre loro lavoravano nei campi. E ha preso così sul serio lo studio da risultare, a detta dei professori, brillante, vivace, responsabile, nella sua intelligenza e nella sua dedizione.
Due sono i pilastri sui quali lui ha costruito la sua spiritualità di uomo, di cristiano, di sacerdote – ha proseguito il Vescovo - la spiritualità carmelitana e la spiritualità alfonsiana. Della spiritualità carmelitana amava S. Giovanni della Croce, con la sua ricerca dell’unione con Dio anche nella notte oscura, e soprattutto S. Teresa di Lisieux: perché padre Fonti era innamorato di questa infanzia spirituale che rende l’anima semplice, immediata. Per tale ragione dava al suo sacerdozio il volto di bimbo: non amava le cose troppo complicate, non amava gli arzigogoli degli pseudo-intellettuali, perché chi sa e possiede ciò che sa è molto semplice nel cuore, nella mente e nella predicazione. Come era padre Fonti: semplice, immediato, essenziale, di poche parole. A volte rispondeva con quel suo accennato sorriso, quasi a voler dire: non ti prendere troppo sul serio.
Di S. Alfonso ha preso soprattutto il mistero della redenzione, per cui si cerca innanzitutto ciò che giova alla persona piuttosto che la rigidità della legge: gli stava a cuore la salus animarum, questo è il motivo per cui predicava la misericordia, e i seminaristi andavano a confessarsi da lui, non perché dava la grazia di Dio a buon mercato, ma perché presentava il Dio dal cuore spalancato e ripeteva sempre: Dio non condanna, Dio perdona”.
Per decenni parroco a S. Giuseppe nella chiesa del centro storico in cui ha radunato e seguito tantissimi giovani, ha fatto crescere gli Scout, ha seguito tante coppie di sposi e fidanzati: “Non calcolava il tempo che dedicava alle confessioni e alla direzione spirituale ha continuato il Vescovo Mario - e chi molto sa, chi sul serio lavora su se stesso, sa sempre essere indulgente, tollerante, clemente, come era padre Angelo.
Aveva studiato all’Università Lateranense di Roma Diritto Canonico con il dottorato in utroque jure. Conosceva bene la legge, non era superficiale, e proprio perché la conosceva bene trovava tutti i modi per aggirarla, pur di venire incontro alle esigenze delle persone. E si rendeva presente anche in quelle chiesette rurali nelle quali nessuno andava, pur di dare i sacramenti alle anime.
Professore ineguagliabile di Diritto Canonico in Seminario, trasmetteva il sapere canonico con tanta competenza e passione da essere profondamente indulgente anche agli esami, a volte suggerendo addirittura la risposta. Perché non è la fiscalità che conta, quanto l’apprendimento. E i seminaristi erano innamorati di lui e delle sue lezioni, e l’aspettavano con piacere.
Sempre sorridente, aveva una parola buona per tutti, una battuta pronta, con quello sguardo di bimbo ti leggeva dentro l’anima. Non amava troppi affettati salamelecchi: era ruvido, rude, essenziale, ma profondamente sacerdote.
Quali sono i frutti del ministero sacerdotale di padre Angelo in questi oltre 60 anni? – ha concluso il Vescovo con commozione - I frutti siete voi, voi che con la vostra presenza, e anche quanti sono assenti che stanno seguendo la celebrazione in diretta, voi lo ricordate. A tutti ha fatto una carezza, a tutti si è reso vicino, di tutti è stato sacerdote”.
Padre Fonti è stato per generazioni di nisseni, anche in anni difficili, il volto sereno di una Chiesa che accoglie, capace di ascoltare più che di giudicare, una Chiesa testimone di misericordia come premessa efficace di una redenzione possibile, per la quale vale la pena di sperare e di lottare nella fatica della quotidianità, anche per chi viveva lontano dalla luce della fede, anche per chi della propria vita poteva fare un bilancio pesante di amarezze, di sacrifici, di abbandoni, di solitudine.
Parlare con lui faceva vivere un’esperienza di libertà, come libero era il suo animo di uomo di Dio, rispettoso della persona immagine del Signore più che delle regole formali che vorrebbero definirne i connotati di cristianità, libero nella mente e nel cuore quanto tenacemente radicato in una fede profonda che non aveva bisogno di dimostrare: gli bastava viverla, con semplicità, per essere credibile nel cuore del suo popolo.
 

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