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Pasqua Festa del Perdono

02 Marzo 2019
di Redazione
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Pasqua Festa del Perdono

Messaggio di Quaresima 2019 del Vescovo Mons. Mario Russotto

Figlioli carissimi,
giunga a tutti voi il mio benedicente abbraccio attraverso questo Messaggio “pasquale” di Quaresima, con il quale desidero proseguire con voi la riflessione già avviata con la mia Lettera pastorale “Venite alla festa” e proseguita con il Messaggio di Avvento sul “Vangelo della Vita”.
A seguito dell’insegnamento sulla correzione fraterna, Pietro chiede a Gesù: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli risponde: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22).
In una omelia del 2015 Papa Francesco ha detto: «Felici quelli che sanno perdonare, che hanno misericordia per gli altri, che non giudicano tutto e tutti, ma cercano di mettersi nei panni degli altri. Il perdono è la cosa di cui tutti abbiamo bisogno, nessuno escluso. Per questo all’inizio della Messa ci riconosciamo per quello che siamo, cioè peccatori».
1. Il pane del perdono
Come il padre nella famiglia ebraica era solito spezzare il pane e distribuirlo ai figli, così Dio si preoccupa di nutrire questa umanità generata nell’Amore e nella Croce. Ma il vero pane che Dio intende distribuire è il perdono: il dono dell’Amore a chi di per sé non lo meriterebbe. Il perdono, infatti, rimette nella marcia della Vita e dell’Amore sia chi subisce sia chi infierisce. È la pazzia dell’Amore possibile solo a Dio e a chi nella fede ha imparato a conoscerlo!

San Giovanni Paolo II, che è andato a trovare e a perdonare in carcere chi gli aveva sparato per ucciderlo, nella “Dives in misericordia” ha scritto: «Il mondo degli uomini potrà diventare sempre più “umano” solo quando in tutti i rapporti reciproci, che plasmano il suo volto morale, introdurremo il momento del perdono, cosi essenziale per il Vangelo. Il perdono attesta che nel mondo è presente l’amore più potente del peccato. Il perdono è, inoltre, la fondamentale condizione
della riconciliazione, non soltanto nel rapporto di Dio con l’uomo, ma anche nelle reciproche
relazioni tra gli uomini» (DM, 14).

Nella preghiera ebraica del Qaddish si invoca Dio dicendo: «Perdona i nostri peccati». Gesù invece
nel “Padre nostro” ci insegna a dire: «Perdona a noi, come noi perdoniamo» (Mt 6,12). È
scandaloso! Gesù con questa preghiera ci chiede di porre una limitazione a Dio che è perdono
assoluto! Noi, cioè, preghiamo Dio Padre dicendo: «Papà di noi tutti, Tu ci devi perdonare nella
misura in cui noi siamo capaci di perdonare e non come sei e fai Tu». Gesù ci fa pregare dicendo
quello che Lui ha dichiarato a Simone il fariseo a proposito della pubblica peccatrice: «Le sono
perdonati i suoi peccati, perché molto ha amato» (Lc 7,47). Allora la nostra capacità di perdonare
gli altri spalanca il Cielo e Dio ci dà la sua pioggia di Grazia, di Misericordia e di Perdono.

A scanso di equivoci e per rafforzare ancora di più questa caratteristica centrale del cristianesimo,
nel vangelo di Matteo la consegna del “Padre nostro” è seguita da un’ulteriore aggiunta: «Se voi
infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se
voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe
» (Mt 6,14-15).
La fraternità umana è dunque sacramento della paternità divina, il perdono al fratello è il luogo del
superdono del Padre. Nel Talmud Babilonese (Pesachim 54) a proposito del perdono si legge:
«Quando un uomo va da un re terreno, parte con le mani piene e ritorna con le mani vuote; quando
invece va dal Signore, nell’andare è vuoto ma al ritorno è pieno».

Dio è “Padre” perché è Amore che dona e perdona. E noi siamo figli di questo Padre e fratelli di
Gesù solo nell’Amore che dona e perdona. L’Amore, infatti, vive di dono e perdono. È questo il
pane quotidiano di cui ciascuno di noi ha davvero bisogno. Nel “Padre nostro” è importante notare
che si chiede il perdono non solo per se stessi, ma per noi tutti!

Questa preghiera consegnataci da Gesù, oltre a condizionare il perdono di Dio al nostro coraggio di
perdonare – che comunque ci viene dato anche per la forza dello Spirito che abita in noi –, suppone
la nostra ferma volontà di riconciliarci con i fratelli (Mt 6,14-15; 18,21-35). Perché se non
perdoniamo i fratelli che ci hanno offeso non siamo veri credibili figli di Dio, cioè andiamo alla
festa della Vita senza l’abito adatto!
E ricordiamo anche che perdonare il fratello non è un dono che
a lui faccio, ma un dono che da lui ricevo: perdonando, infatti, permetto allo Spirito di Dio di essere
respiro d’Amore in me. Isacco il Siro scriveva: «Colui che conosce i propri peccati è più grande di
colui che risuscita i morti e colui che conosce la conversione e il pianto è più grande di colui che è
lodato nella Chiesa».

2. Nel perdono di Cristo Gesù
Se non perdono gli altri, non riconosco Dio come Padre e non accetto il suo perdono per me! Vero
cristiano non è chi non commette peccato, perché tutti pecchiamo, ma chi perdona come Dio. E il
perdono è il “luogo” in cui riconosciamo davvero Dio come Padre. Se non perdoniamo vuol dire che
abbiamo pregato con falsità, senza lo Spirito d’Amore del Padre e del Figlio.

Il cuore del cristianesimo è il perdono! Il resto è commento. La Chiesa è «una comunità di peccatori
convertiti, che vivono nella grazia del perdono, trasmettendola a loro volta ad altri» (Benedetto
XVI). La forza e la debolezza della Croce si riflettono nell’onnipotenza e nell’estrema debolezza del
perdono: tutto, infatti, può essere perdonato, anche se il perdono non garantisce che il perdonato
arrivi al pentimento e neppure evitare che il perdonato possa strumentalizzare il perdono ricevuto
per continuare a compiere il male. Il perdono, in ogni caso, rimane sempre un segno di umanità
redenta e forza di umanizzazione redentrice.

«E quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, là crocifissero lui e i malfattori, l’uno a destra e
l’altro a sinistra. Ora Gesù diceva: Padre, perdonali, perché non sanno cosa fanno
» (Lc 23,33-34).

Gesù è il Giusto, l’Innocente e il senza peccato. È il Figlio continuamente rivolto al Padre e sulla
Croce prega chiedendo perdono per tutti noi: traditori, vigliacchi, crocifissori.

«Padre, perdona loro»: queste parole pronunciate dal Cristo Crocifisso danno il senso della sua vita
e della sua morte, perché non sono altro che il “fine” di una vita vissuta nel perdono. Gesù muore
come ha vissuto, insegnando e donando il perdono. Ma ora, inchiodato alla Croce, dona un perdono
non richiesto. Il perdono, infatti si può capire solo nello spazio della libertà dell’Amore, per questo
è un dare-di-più (per-dono). Perdonando i suoi crocifissori, Gesù rivela il vero volto del Padre. Dio,
propriamente parlando, non è misericordioso. È Misericordia! Chi non perdona, non conosce Dio e
cade nell’abisso del male.

Il perdono è arte di ricominciamento, di continuo riallacciamento della relazione di libera
reciproca fedeltà.
Perché l’Amore di Dio è capace di darci una nuova possibilità di vivere e
testimoniare il dono del perdono.

Il perdono non è debolezza dell’indulgenza, ma forza che rompe il cerchio dell’aggressività. La
“crisi” nelle relazioni non ha solo il marchio della negatività ma rinvigorisce e aiuta a crescere, in
special modo quando si è disposti a ricominciare, a ri-dialogare, senza la presunzione di avere
sempre ragione. Solo in questo contesto di “rinascita“, il perdono diviene possibilità di nuova più
matura relazione, che permette ai conflitti e ai fallimenti di sprigionare la loro forza positiva di
crescita. La relazione fraterna può essere recuperata, conservata e perfezionata solo con un grande
spirito di sacrificio, che è partecipazione viva al Mistero pasquale di Cristo, per cui la Croce non è
fine a se stessa ma itinerario verso la Vita.

San Bernardo di Clairvaux, meditando a voce alta con i suoi monaci sulla crocifissione di Gesù,
diceva: «Per le ferite del suo corpo è aperto l’ingresso al cuore, appare quel grande Mistero di pietà,
appaiono le viscere di misericordia del nostro Dio, per cui ci visitò dall’alto come sole che sorge…
squarci, finestre aperte sul Mistero di Dio, che è onnipotenza di misericordia».

L’Amore, che si nutre di perdono, è via alla santità: «Il perdono è la strada per la santità… Se io ho
nel cuore il rancore per qualcosa che qualcuno mi ha fatto e voglio vendicarmi, questo mi allontana
dal cammino verso la santità… se tutti gli uomini e le donne del mondo imparassero questo, non ci
sarebbero le guerre. La guerra incomincia qui, nell’amarezza, nel rancore, nella voglia di vendetta,
di farmela pagare. Ma questo distrugge famiglie, distrugge amicizie, distrugge quartieri, distrugge
tanto…» (Papa Francesco).

E allora accogliamo l’appello di San Paolo: «Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e
maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi,
perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo
» (Ed 4,31-32).
Coraggio, figlioli carissimi, il cammino si snoda avvincente e coinvolgente dentro il nostro cuore e
davanti a noi. Buona strada nel deserto della Quaresima verso l’estuario della tomba svuotata di…
Pasqua festa del perdono, dono di vera grande felicita! E tutti di cuore benedico nel Signore.

Vostro aff.mo
+ Mario Russotto
Vescovo

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