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"Parola e simbolo: ponte di comunione"

31 Luglio 2020
di Redazione
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"Parola e simbolo: ponte di comunione"

Le poesie di S. Giovanni Paolo II e mons. Giovanni Speciale in una serata-evento

Si sono incontrati a pochi passi da lì, il 10 maggio del 1993: il Papa Santo e il sacerdote cultore e custode dell’arte e della bellezza, protagonisti della serata-evento, “Parola e simbolo - Magistero poetico in Karol Wojtyla e Giovanni Speciale” nella corte del Seminario, “abbracciata dalla Cappella Maggiore e dalla Biblioteca” come ha sottolineato padre Salvatore Rumeo, direttore della Biblioteca diocesana che ha promosso l’evento, pensato insieme con Giovanni Virone. 
La corte del Seminario, che ha accolto in oltre un secolo i passi, le meditazioni e le preghiere di tanti Vescovi e sacerdoti, diventa così un nuovo spazio di riflessione, contemplazione, cultura, aperto, animato dalla Biblioteca, prossima ai 120 anni di vita, in cui “si sta lavorando instancabilmente perché, nel solco della tradizione, continui ad essere per la nostra Chiesa e per la città di Caltanissetta, non un deposito silenzioso di testi scritti ma un prezioso segno di vita, di storia e di cultura.
La musica di un inedito ensemble di cinque maestri (Calogero Caputo all’oboe, Silvia Cortese e Laura Gallo al violino e voce, Mario Ferrara alla chitarra e Clara Scarlata al piano), con brani strumentali e le canzoni legate alla vicenda straordinaria di S. Giovanni Paolo, ha accompagnato con suggestione evocativa profonda e suadente la lettura poetica di testi di Karol Wojtyla e mons. Giovanni Speciale, intensamente interpretati da Sergio Taibi e Maria Rosaria Cassisi.
Cultori e profeti del bello entrambi – ha introdotto padre Salvatore Rumeo – hanno indicato la via della bellezza come fondamento e cifra di ogni vero umanesimo, facendo leva sulla forza attrattiva, evocativa, ermeneutica, comunicativa e trasformativa dell’immagine, del simbolo, che trovano espressione privilegiata nella forza della parola”.
Pensare è vocazione a cui nessun uomo può sottrarsi – ha proseguito padre Rumeo citando un testo del Vescovo Mario – Pensare è assunzione di responsabilità, è offerta di senso agli smarriti di cuore, è ricerca del mistero nel cui grembo la vita è avvolta”.
Wojtyla poeta metafisico e autore di teatro rapsodico, che scriveva agli artisti “L’arte può diventare un’epifania della bellezza divina generando grazia ed illuminazione” come ha ricordato Giovanni Virone.
La poesia permette di “Accompagnare, in un pellegrinaggio di parole, il viandante sulla via pulchritudinis, come scriveva padre Speciale in Domus Dei et porta coeli, ricordato da Andrea Miccichè in un video-commento, evocando come per Giovanni Paolo II fosse importante l’idea della cultura come cammino di congiunzione tra la sapienza di Dio e il sapere umano.
Nove testi del Papa Santo e altrettanti di padre Speciale hanno costruito con tessitura suggestiva un contesto poetico profondo e toccante, capace di comunicare la contemplazione, di rappresentare lo slancio mistico con le parole della quotidianità, come il “viandante sullo stretto marciapiede della Terra” di cui scrive Papa Karol in uno dei suoi versi più celebri.
Padre Speciale insegnava che la cultura è un valore aggiunto, capace di cambiare la vita e scriveva che “l’arte è rivelazione di un mistero, che supera l’uomo e si rivela nella parola, nel linguaggio, nella poesia”.
Siamo entrati davvero in una nube mistica, attraverso le parole, le poesie” ha osservato il Vescovo Mario nel suo intervento conclusivo, riprendendo il titolo della serata. “Parola e simbolo: la parola è già un simbolo, perché esiste anche la parola non verbale, la parola non detta, il silenzio come parola. La parola è un simbolo, perché è un ponte, è un tentativo di relazione. La parola invoca l’ascolto ed esige il dialogo. La parola è simbolo perché mette insieme suono, espressione, accento. La parola è un simbolo, uno scambio, una moneta di scambio, ma è anche un ponte di comunione, non solo informazione.
E poi il simbolo, che racchiude in sé più elementi: la poesia è un simbolo, la musica è un simbolo, l’essere umano è un simbolo, perché Dio mette insieme in questa umile, fragile, creatura, tutta la sua luce, la sua bellezza, il suo amore. E fra le creature la più umile e la più alta è proprio Maria SS. Lei stessa diventa simbolo del Sì a Dio a cui noi tendiamo sempre, diventa il simbolo dell’interrogazione, della ricerca, di un’obbedienza non scontata ma sempre consegnata; diventa simbolo della nuova Eva, diventa simbolo della Chiesa, che siamo noi, symbolon: in Lei la Chiesa si legge, come fonte e come meta, Lei vergine e sposa, figlia e madre”.
Vicino alla statua bianca della Vergine, da poco riportata nel luogo in cui era stata voluta dal venerabile Mons. Giovanni Jacono, il vaso di bronzo dello scultore Tesei con 15 rose rosse: lo stesso che ha visto la preghiera di S. Giovanni Paolo II nella sua visita in Seminario. Tante rose quanti erano nel 1993 gli anni di pontificato del Papa Santo, oggi omaggio a coloro che hanno indicato la bellezza come via e rivelazione della presenza di Dio.
 
 
 
 
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