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Non solo neuroscienze

20 Ottobre 2019
di Redazione
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Non solo neuroscienze

Il cervello e le differenze tra uomo e donna

Per lunghissimi secoli (anzi millenni) la differenza sessuale è stata vista esclusivamente a partire dal suo radicamento biologico, che trova espressione, innanzi tutto, nelle diversità corporee tra l’uomo e la donna, e a questa origine sono state ricondotte anche tutte le differenze comportamentali e i ruoli differenziati nella società e nella cultura, riaffermando, implicitamente o esplicitamente, l’inferiorità della donna nei confronti dell’uomo. 
Più recentemente, in gran parte per l’impulso del pensiero femminista, la differenza è stata ricondotta ai condizionamenti e agli stereotipi socio-culturali, rilevandone la storicità e affermando che il dato biologico è irrilevante nella costruzione dell’identità maschile e femminile. In questo recente dibattito si inseriscono oggi anche le neuroscienze con l’obiettivo di individuare il nesso tra la differenza sessuale da una parte, e, dall’altra, la struttura e il funzionamento del cervello negli uomini e nelle donne. In tale contesto, pur senza trascurare la peculiarità di ciascuna posizione assunta dagli studiosi e dai ricercatori, è possibile constatare l’esistenza di due filoni nettamente contrapposti e spesso connotati ideologicamente nel cercare di rendere conto della differenza sessuale nel suo rapporto con il cervello. Da un lato, infatti, vi è chi, puntando l’attenzione sulla diversità della struttura e del funzionamento cerebrale dell’uomo e della donna, ritiene che questo fatto sia l’unico determinante per spiegare la differenza sessuale che, in tal modo, è vista come fissa e immutabile già a partire dalla nascita, o ancora prima, dal concepimento e lungo tutto lo sviluppo embrionale e fetale, consentendo di parlare di due cervelli nettamente distinti, uno maschile e uno femminile.
Al polo opposto si collocano coloro che, minimizzando le differenze strutturali e funzionali del cervello degli uomini e delle donne, pongono l’accento sulle influenze ambientali, ovvero di nuovo socio-culturali, nel determinare la differenza del comportamento, colta come reazione agli stimoli esterni che non sono gli stessi per i due sessi. Molto spesso nelle discussioni viene trascurato il dato fondamentale della plasticità cerebrale per la quale il cervello non è una struttura fissa e immodificabile, poiché l’esposizione agli stimoli non soltanto modifica le risposte, ma incide sulla struttura medesima che in tal modo è soggetta a una continua ristrutturazione nella sua interazione con l’ambiente, conferendo via via un nuovo spessore alle innegabili differenze già presenti alla nascita. Le due contrapposte posizioni alle quali si è fatto riferimento tuttavia, non sono le sole oggi presenti nel panorama del dibattito, scientifico e non solo, perché a esse se ne affianca un’altra, molto recente, sostenuta da vari studiosi tra i quali spicca l’israeliana Daphna Joel, cioè quella del cosiddetto “cervello a mosaico”.
Sulla base dei dati scientifici raccolti mediante l’utilizzo di sofisticate tecniche di visualizzazione cerebrale, i ricercatori, prendendo risolutamente posizione contro la teoria dei due cervelli, maschile e femminile, nettamente distinti, affermano che ogni cervello è una combinazione unica di caratteristiche maschili, femminili e comuni a entrambi i sessi. L’appartenenza a un sesso o all’altro è decisa pertanto dal prevalere delle caratteristiche proprie di ciascuno di essi, ma quelle del sesso opposto non sono mai assenti, così come quelle comuni e la differenza sessuale non è in tal modo negata, mentre è respinta qualsiasi rigida dicotomia. L’attenzione di questi studi è focalizzata sul differire dell’uomo e della donna, ma essi indirettamente gettano luce su altre due questioni di capitale importanza. In primo luogo l’esistenza delle caratteristiche comuni è in linea con quelle visioni antropologiche che, pur sottolineando la differenza sessuale, sostengono che vi sia una medesima natura condivisa dai due sessi che sono identicamente umani, senza alcuna possibilità di svalutazione o di subordinazione di uno dei due (storicamente quello femminile). In seconda istanza poi, la diversa combinazione delle caratteristiche maschili, femminili e comuni rende ragione delle profonde differenze individuali, poiché non è possibile trovare due cervelli perfettamente uguali, e ciò concorda con la concezione antropologica dell’unicità e irripetibilità personali. Concludendo, come emerge dalle sintetiche notazioni effettuate, si deve sottolineare che le neuroscienze forniscono un contributo di primaria rilevanza per comprendere in profondità il differire dell’uomo e della donna, ma si è convinti che, da sole, non possano dire l’ultima, risolutiva parola, poiché questa può scaturire soltanto da un approccio ampiamente interdisciplinare che sappia coniugare le acquisizioni scientifiche con le riflessioni filosofiche e (perché no?) anche teologiche.
(Fonte: L'Osservatore Romano 19 ottobre 2019 articolo di Giorgia Salatiello)

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