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Le mascherine della solidarietà

01 Aprile 2020
di Redazione
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Le mascherine della solidarietà

L'impegno silenzioso di tanti privati per donare un bene indispensabile nel tempo dell'epidemia

Le chiamano “dispositivi di protezione individuale”: sono le mascherine da indossare per proteggersi dal contagio in questo tempo difficile di epidemia. Prima del Coronavirus in Italia se ne producevano pochissime, già insufficienti per le strutture sanitarie in tempi normali e con la pandemia sono diventate un bene prezioso e introvabile, su cui tanti stanno speculando.Nelle ultime settimane appelli drammatici dei sindacati degli operatori sanitari e di gruppi di medici hanno denunciato la carenza di questi presidi minimi di garanzia per chi lavora in prima linea, chiedendo donazioni urgenti per poter continuare a lavorare in sicurezza.
A fronte dei ritardi della burocrazia ministeriale (e di decenni di tagli irresponsabili alla sanità pubblica) il bisogno urgente di questo simbolo di protezione, di rispetto verso il prossimo che incontriamo nei pochi, inevitabili, spostamenti, ancora più indispensabile per i malati, gli anziani, i soggetti a rischio, ha fatto scattare una reazione positiva, una scelta solidale che ha visto tanti privati, persone e aziende, ad una ad una, in silenzio, decidere di produrre le mascherine e di regalarle a chi ne ha necessità.
La solidarietà ancora una volta sta contrastando le logiche spietate del mercato, quel rapporto tra valore d’uso e valore di scambio che ha fatto schizzare il prezzo delle mascherine da 30 centesimi a tre euro ciascuna negli episodi di ignobile speculazione commerciale.
A Caltanissetta, prima un tappezziere con la sua famiglia e alcune volontarie, Francesco Peregrino, si è procurato il TNT antiallergico che viene utilizzato per le mascherine omologate, le cuce in doppio per renderle più resistenti ed efficaci e le regala a chi ne ha bisogno e va a prenderle nel suo laboratorio, non più di due a persona: riesce a produrne circa 300 al giorno e ne ha già distribuite un migliaio.
Poi le “Sarte del cuore” quattro signore volontarie coordinate da Giovanna Seminatore, apprezzata tessitrice creatrice di tessuti di pregio, che si sono messe a cucire per rifornire gratuitamente la cooperativa sociale Etnos che cura il servizio di spesa a domicilio per le persone in difficoltà “Non vi lasciAMO soli”.
A Serradifalco le signore pensionate dell’AUSER hanno riaperto le macchine da cucire e producono anch’esse mascherine da distribuire gratuitamente soprattutto ai tanti anziani del loro paese.
Un’azienda di colori, la Spiver, insieme all’associazione “Il gioco del sorriso” che si occupa di clown terapia negli ospedali, ha raccolto in dieci giorni 32.000 euro donati agli operatori sanitari dell’Ospedale S. Elia per dotarsi dei dispositivi di sicurezza e ringraziati con una gigantografia mobile all’ingresso dell’Ospedale.
Infine, in questi giorni la Tipografia Paruzzo ha fatto le cose in grande: tutti i suoi dipendenti hanno voluto dedicare il loro lavoro volontario, riconvertendo una parte dei macchinari dell’azienda, alla produzione di 20.000 mascherine che sono state donate al Comune di Caltanissetta, alla Protezione Civile e alla Croce Rossa che fronteggiano in prima linea, insieme alla Caritas, le necessità dei cittadini più fragili.
Si dice che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Questa volta la foresta sta crescendo anche nel deserto malinconico di un territorio da troppo tempo rassegnato, che sta riscoprendo il valore della solidarietà come energia positiva da condividere, per resistere e riscoprire la forza dell’essere comunità. Per poter ricominciare insieme.
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