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La Vita risorge Riparte la vita

04 Aprile 2020
di Redazione
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La Vita risorge Riparte la vita

L'editoriale de L'Aurora marzo 2020 di Mons. Giuseppe La Placa

 «Che è mai questo? Oggi un grande silenzio regna sulla terra; grande silenzio e solitudine; un grande silenzio, perché il re sta dormendo. La terra era intimorita e stava come sospesa, perché il Dio incarnato si era addormentato».
Così è descritto il Sabato Santo in una omelia che la tradizione attribuisce a Epifanio da Salamina. Il giorno del grande silenzio! Il giorno in cui anche la liturgia fa un passo indietro: non si celebra l’Eucarestia, non ci sono riti particolari. Tutto tace. Anche Dio sembra assente.
Il credente sa, però, che quel giorno non è un giorno vuoto, privo di senso, ma è il giorno della grande attesa. È il preludio alla gioia della Pasqua. Occorre, dunque, “stare” in quel giorno e abitare il suo silenzio. Senza stancarsi. Senza spaventarsi dell’assenza. Perchè la Vita risorge. Riparte la vita.
C’è una speranza che va al di là del buio della notte, una speranza dell’impossibile. È la fede nel mistero pasquale: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno» (Gv 11,25-26). Partecipando alla sofferenza di Cristo, il credente sa di partecipare pure alla pienezza della sua vita di Risorto.
La Pasqua di risurrezione è la pietra angolare da cui ripartire, su cui fondare la nostra speranza in questi giorni tanto difficili per il mondo intero e, in maniera particolare, per la nostra nazione. È il Sabato Santo dell’umanità. Tutto sembra sospeso, domina il silenzio e il senso di smarrimento; le strade sono vuote e si avverte il fremito dell’ignoto, dell’invisibile epidemia che si aggira misteriosa senza sapere chi colpirà. Tutti ci sentiamo più fragili e tremendamente vulnerabili. Siamo privati del pane della vita, della presenza reale del Signore, della grazia dei Sacramenti.
Un “lungo” Sabato Santo in cui siamo chiamati ad aggrapparci, ora più che mai, alla nostra fede pasquale. Se Cristo non fosse risorto, infatti, sarebbe vana la nostra fede, senza fondamento il nostro sperare e noi – scriveva san Paolo – saremmo da compiangere più di tutti gli uomini (1 Cor 15). Se Cristo non fosse risorto – ha scritto qualcuno – l’uomo sarebbe un pacco postale, spedito dall’ostetricia all’obitorio, la vita un geroglifico indecifrabile e la storia un rebus incomprensibile; la fede sarebbe una pia illusione, la speranza un’utopia frustrante, la carità un’elemosina umiliante; la preghiera sarebbe soliloquio, la liturgia archeologia, il sacramento cerimonia… e la pandemia, il corteo funebre dell’intera umanità.
Ma Cristo è risorto e – ci ripete papa Francesco – nessuno può rubarci la speranza: «È la Risurrezione che ci apre alla speranza più grande, perché apre la nostra vita e la vita del mondo al futuro eterno di Dio, alla felicità piena, alla certezza che il male, il peccato, la morte possono essere vinti. E questo porta a vivere con più fiducia le realtà quotidiane, affrontarle con coraggio e con impegno. La Risurrezione di Cristo è la nostra forza!».
Non perdiamo la speranza, dunque, soprattutto in questo momento in cui la difficile situazione sanitaria sta mettendo a dura prova le nostre personali sicurezze e quelle del mondo intero. Noi siamo certi che «andrà tutto bene» perché Cristo è risorto, e anche a noi oggi ripete: «Non abbiate paura: Io ho vinto il mondo» (Gv 16,33).
E alla Vergine Maria, alla sua materna intercessione, affidiamo la nostra filiale invocazione con l’antica preghiera dei primi cristiani: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».

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