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"La sua carità è rimasta scolpita nel cuore dei nisseni"

29 Settembre 2019
di Redazione
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"La sua carità è rimasta scolpita nel cuore dei nisseni"

Mons. Giovanni Jacono è tornato nella sua Cattedrale

È tornato per sempre nella sua Cattedrale, Mons. Giovanni Jacono, portato sulle spalle da tutti i sacerdoti, dal Seminario fino in chiesa, dove aveva celebrato e predicato per 35 anni, la Cattedrale che aveva ricostruito, dopo i bombardamenti del ’43 che l’avevano sventrata, aggiungendo la cupola, il transetto, il presbiterio.Quel luglio del ’43 lo aveva visto in piedi, con tutto il suo coraggio, unica autorità rimasta a condividere lo strazio del popolo massacrato dalla guerra, girare tra le macerie con la talare macchiata del sangue delle vittime, centinaia nella sola città di Caltanissetta, e presentarsi al Comando Alleato per chiedere rispetto per il suo popolo sconfitto, offrendo in garanzia soltanto la credibilità della sua parola, che in quei mesi della disfatta della dittatura aveva un valore inestimabile.
Il coraggio dell’umiltà lo aveva sempre avuto, Mons. Jacono, il Vescovo povero per eccellenza, rifiutato dal Seminario per la sua povertà e poi accolto a Catania da quel Cardinale Nava che si era formato a Caltanissetta con il suo predecessore Vescovo, il grande Guttadauro, e che lo aveva poi ordinato sacerdote e consacrato Vescovo.
Vescovo povero e buono, come ricordava un suo compagno del Collegio Romano in cui aveva studiato: Angelo Roncalli, Papa Giovanni XXIII, che aveva scritto “vorrei essere buono come Giovanni Jacono”.
La povertà e la bontà di chi si sa chinare sugli ultimi con la passione della misericordia avevano sostenuto la libertà del suo cuore, e una volontà tenace contro tutte le difficoltà, come quando aveva voluto raddoppiare l’edificio del Seminario, raccogliendo lira su lira, per avere una casa e una scuola degna per gli oltre cento giovani che studiavano per diventare sacerdoti.
Aveva triplicato il numero delle parrocchie (da 16 a 45) negli anni del suo episcopato e curato intensamente la formazione dei sacerdoti, puntando sull’evangelizzazione e sulla preghiera per irrobustire la coscienza morale del popolo di Dio, facendo della sua Diocesi una “chiesa di popolo” che potesse essere presente in ogni ambito della vita della comunità con l’identità del Vangelo.
E aveva pagato cara la libertà del suo cuore di pastore, (che pure aveva fronteggiato coraggiosamente le pressioni del fascismo nel 1931 contro l’Azione Cattolica e durante la guerra), quando si era sottratto alla strumentalizzazione dei nuovi potenti politici del dopoguerra, che laceravano subdolamente il tessuto ecclesiale con la seduzione del clientelismo e del voto di scambio.
Aveva risposto a tutte le manovre e le infedeltà con la semplicità della preghiera, dell’umiltà e del perdono, fino a lasciare la sua cattedra episcopale, nel 1956 e ritirarsi a vivere poveramente nella sua Ragusa, dove sarebbe morto meno di un anno dopo.
Dopo 62 anni, nello stesso giorno, 28 settembre, in cui nel 1921 era entrato per la prima volta a Caltanissetta, è ritornato per sempre tra la sua gente, nella città di cui “aveva amato anche le pietre”, accolto solennemente nel suo Seminario da tutto il clero diocesano, tutte le autorità civili e militari, la Real Maestranza, ed è arrivato in Cattedrale sulle spalle dei suoi sacerdoti, attraversando il corso addobbato a festa con le tovaglie ricamate di corredo, esposte dai balconi come si usava fare fino agli anni ’50, su quella strada che percorreva ogni giorno a piedi, dal Seminario alla Cattedrale, fermato ad ogni passo dai bambini ai minatori che si inginocchiavano e gli baciavano la mano, per i quali aveva sempre una parola buona, di conforto e di incoraggiamento.
Commossa l’omelia del Vescovo, Mons. Mario Russotto, che per anni si è battuto per questo ritorno, ed è riuscito ad avere il consenso dei familiari e della Chiesa di Ragusa, nella cui Cattedrale il Vescovo buono era stato sepolto. Durante la Messa ha impugnato il pastorale di Mons. Jacono (che poi ha deposto sulla sua bara) ed ha innalzato il suo calice all’Offertorio.
Era la volontà di Dio che 98 anni dopo Mons. Giovanni Jacono facesse il suo secondo, grande, solenne ingresso in questa Diocesi – ha affermato il Vescovo - era giusto che questo presbiterio e questo popolo si riconciliassero con il pastore buono e amato, ed era giusto che il Venerabile Vescovo Jacono venisse nuovamente e per sempre accolto da questa Diocesi, per riposare insieme agli altri sei suoi predecessori e successori, in questa Cattedrale”.
Il Vescovo buono aveva nel cuore al primo posto l’amore per gli ultimi, i poveri, i fragili: “Super omnia caritas” il suo motto episcopale. “E quella carità è rimasta scolpita, di generazione in generazione, nel cuore dei nisseni – ha continuato il Vescovo - è rimasta scolpita nella comunità diocesana che si è sempre distinta, da allora, per la qualità e la quantità delle opere di carità. Per tale ragione, carissimi figlioli, dobbiamo essere felici, perché Mons. Jacono ha scritto: “Una Diocesi dove è viva tale carità è una Diocesi benedetta da Dio”. 98 anni dopo il Vescovo buono viene a darci la benedizione di Dio. Egli stesso si domandava e ci diceva: “Se ci sono coloro che vivono lontano da Dio, se ci sono coloro che attraversano prove e si sentono smarriti, se ci sono coloro che stanno per soccombere, schiacciati dal peso della prova, ecco, io vengo per costoro e raggiungerò lo scopo del mio essere Vescovo con voi e per voi quando avrò asciugato una lacrima, quando avrò portato un’anima a Dio; anzi, tante anime, perché sono il Vescovo delle vostre anime”.
Il Vescovo delle nostre anime riposa ora nella sua Cattedrale, ai piedi dell’altare della Misericordia. Per l’ultimo tratto del suo viaggio portato sulle spalle dai sacerdoti più giovani e dal più anziano tra i presenti, ottantenne, da lui cresimato e vestito da seminarista negli anni lontani del dopoguerra, con un lampo di felicità nello sguardo, per questa giornata memorabile in cui la storia è riuscita a fare giustizia, dopo 62 anni.
(Foto di Michele Pecoraro)
 
 
 
 

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