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“La purezza dell'amore è lasciarsi trasformare da Dio”

10 Luglio 2019
di Redazione
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“La purezza dell'amore è lasciarsi trasformare da Dio”

Aperto dal Vescovo il Centenario di Padre Angelico Lipani

I colori ed i suoni di tutto il mondo hanno animato la concelebrazione solenne con la quale il Vescovo Mons. Mario Russotto ha aperto ufficialmente l’anno del centenario della nascita al cielo di Padre Angelico Lipani, in quel Santuario del Signore della Città in cui nel 1885 è nata la Congregazione delle Suore Francescane del Signore, oggi presenti in tutti i continenti del pianeta, diffondendo il carisma del cappuccino nisseno sulle strade della solidarietà verso gli ultimi, dovunque essi si trovino.Le luci suggestive delle Suore filippine nella danza in apertura e la musica ritmata con le danze delle Suore tanzaniane prima dell’Offertorio, hanno portato dentro il piccolo Santuario nisseno il respiro di questa mondialità, un’apertura nuova alle domande di senso del mondo contemporaneo che la nuova Superiora Generale, Madre Priscilla, brasiliana, interpreta e testimonia autenticamente nel suo stile di comunicazione spirituale.
Prima di iniziare la celebrazione l’invito allo Spirito Santo a liberare la nostra interiorità, ad abbracciare chi ci sta seduto vicino, ad abbandonare ogni risentimento e vivere la gioia, sono le sue raccomandazioni ai fedeli, che hanno affollato la piccola chiesa ai margini del centro storico nelle tre serate del triduo di preghiera che ha preceduto la celebrazione solenne di apertura del Centenario.
Ed è proprio con la gioia nel cuore che il Vescovo ha proclamato l’apertura ufficiale delle celebrazioni, resa ancora più intensa dall’annuncio del Decreto di Venerabilità del Cappuccino nisseno:
Cosa dire, allora, al Signore? – ha esordito il Vescovo Mario nella sua omelia - Quello che Padre Angelico insegnava sempre alle Suore: saper rendere grazie. Una delle sue parole più frequenti era: dobbiamo rendere grazie/gratias agimus tibi. Perché, nonostante la nostra fragilità, diceva Padre Angelico, Lui ci ha chiamati, ci ha onorati del suo amore, ci ha onorati della vocazione. Per cui apparteniamo a Lui e di Lui dobbiamo essere testimoni gioiosi! Gioiosi e uniti per rendere credibile il Vangelo.
Per questo motivo Padre Angelico, lui che ha vissuto in modo eroico le virtù, diceva sempre alle suore che la santità comincia col saper dire grazie sul sentiero della povertà, della castità e dell’obbedienza; e sottolineava soprattutto dell’obbedienza, perché ci svuota di noi stessi e ci fa essere nella volontà di Dio, come Gesù, che si è svuotato di sé, della sua gloria di Figlio di Dio, e si è fatto schiavo per amore, obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
E tutto questo non tanto per uno spirito di sacrificio, non per rinuncia alla propria volontà, quasi una sorta di autolesionismo. No! tutto questo, diceva Padre Angelico, per amore, solo per amore. E quindi, chi dice sì al Signore non può non essere amore, non può non respirare l’amore di Dio, non può non trasmettere a tutti l’ebbrezza dell’amore di Dio.
Solo così il Sì diventa appassionato: è un sì non trascinato ma che ci trascina. La purezza dell’amore è lasciarsi dominare da Dio fino a lasciarsi totalmente da Lui possedere e trasformare.
Perché con Dio bisogna combattere – ha proseguito il Vescovo Mario -  Combattere: non per ottenere grazie! Combattere per attirarlo dentro il nostro cuore. Combattere con Dio quando la croce è dura, perché Lui si faccia Cireneo nelle nostre prove. Bisogna combattere con Dio per aprirgli il cuore, e solo l’amore può aprire il cuore di Dio. Per questo la purezza dell’amore, dice Padre Angelico, è lasciarsi possedere da Dio: perché questo apre il cuore di Dio”.
Anche Giacobbe “dopo aver lottato con Dio al guado di Jabbok, dopo aver scoperto questi diversi volti di Dio, Giacobbe, zoppicante e umiliato, si riconcilia con suo fratello Esaù.
Perché incontrare, conoscere, lottare con i diversi volti di Dio, fra giustizia e misericordia, significa divenire umili, significa accostarci agli altri zoppicanti, non pieni della nostra superbia, della nostra arroganza, del nostro orgoglio. Possiamo dire che Padre Angelico ha sempre incontrato gli altri, soprattutto gli orfani, i poveri, le vedove, da zoppicante: quasi elemosinando la loro disponibilità a lasciarsi amare. Perché è l’umiltà la virtù attraverso la quale l’amore si irradia come raggi di un grande sole.”
Al termine della celebrazione, “Serenata a Maria” sul piazzale antistante al Santuario, a cura dei giovani della Casa del Ponte: luci, musica, danze e canti di grande suggestione artistica e spirituale per celebrare il Sì di Maria, modello di tutte le vocazioni e di tutte le consegne alla volontà del Signore.
…E alla fine Gesù è sceso tra la gente: il Crocifisso Nero, Signore della Città, amorosamente portato dai giovani è sceso dal suo altare per affacciarsi sulla piazzetta del Santuario, quasi a volere benedire personalmente il suo popolo, sulla strada percorsa un secolo fa da Padre Angelico, tra i poveri e per i poveri, in una città che combatteva per la propria dignità, forte della speranza nel Signore che riconosceva testimoniata dal suo amore vissuto dalla parte degli ultimi, ogni giorno, senza risparmiarsi: icona vivente della Chiesa di popolo.
 
Fotografie di Michele Pecoraro

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