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La missione delle Confraternite è dare un volto nuovo alla società

07 Maggio 2019
di Redazione
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La missione delle Confraternite è dare un volto nuovo alla società

Il Raduno Diocesano concluso dal Vescovo Mons. Mario Russotto

Rappresentano “la presenza della Chiesa nella società, la mediazione della fede nella storia”: le Confraternite, riunite solennemente domenica scorsa a Calascibetta da tutti i comuni della Diocesi, hanno sfilato con i loro gonfaloni per le strade del centro storico xibetano, prima della celebrazione presieduta dal Vescovo, Mons. Mario Russotto, nella chiesa madre dedicata a S. Pietro e S. Maria Maggiore.Decine di stendardi con l’immagine dei santi a cui le Confraternite sono dedicate, hanno colorato il corteo dei rappresentanti degli oltre tremila aderenti alle diverse Confraternite diocesane, alcune di antichissima fondazione, che riuniscono uomini e donne in attività permanenti di formazione e di approfondimento spirituale, i cui Statuti sono in corso di revisione da parte della Diocesi, in un’opera di rigorosa riscoperta della loro missione originaria.
Su questo si è soffermato il Vescovo nell’incipit della sua omelia: “Le Confraternite nascono dall’esigenza di fare da ponte fra il tempio e la strada, fra la Chiesa e la piazza, fra la fede e la vita. Nascono proprio come trait-d’union, tra quello che si vive nel tempio, fra le fede che si celebra, fra ciò in cui si crede, e Colui in cui si crede, e quello che deve poi incidere nella vita di tutti i giorni per dare un volto nuovo alla società.
Quindi il compito delle Confraternite è altissimo. Non è tanto indossare abiti colorati e sfoggiarli in occasione della Settimana Santa o di qualche altra manifestazione. Il ruolo delle Confraternite non si gioca nelle processioni e non si esaurisce in una settimana, ma è un percorso e una testimonianza che si distendono nell’arco dei 365 giorni dell’anno”.
Sono formate da “uomini e donne cristiani, che non solo vanno a Messa tutte le domeniche e si nutrono dei sacramenti, ma cristiani che hanno fatto del SS. Sacramento, cioè dell’Eucarestia, il punto di riferimento del loro sguardo, del loro cuore, della loro vita, fino a diventare Eucarestia del mondo”.
Da questa missione la responsabilità, fortissima, che è legata all’appartenenza confraternale, a volte negli anni compromessa, quando non inquinata, da comportamenti di “contro-testimonianza umana e cristiana”. Il senso originario dell’esperienza della socialità devozionale cristiana è invece essere sale e luce della terra, una terra, la nostra, sempre più aggredita dalle tenebre del non-senso, esposta alla deriva di una rassegnazione priva di speranza. Una terra in cui in pochi giorni tre giovani si sono tolti la vita.  “Ma dove sono gli adulti? – si è interrogato drammaticamente il Vescovo - Dove sono i cristiani? La colpa è dei giovani? No! noi siamo così irresponsabili da non assumerci la responsabilità e dire: la colpa è della società. Ma la società da chi è fatta? Qui non c’è una società.  Alla domanda di senso, di affetto, di calore, di fede, che uomini e donne ci pongono, che cosa rispondiamo?”
La risposta è nella Parola del Vangelo al centro della celebrazione, nel momento conviviale in cui Gesù risorto prima chiede ai discepoli se hanno qualcosa da mangiare e poi prepara per loro pane e pesci. E i discepoli presenti sono sette: di cinque si cita il nome e due sono anonimi, perché siamo noi. Cinque più due, come i cinque pani e due pesci con i quali Gesù riuscì a sfamare una folla di oltre cinquemila persone.
Nutritevi della sua Parola, nutritevi dell’Eucarestia – ha concluso il Vescovo - e siate voi stessi questi cinque pani, questi due pesci che si distribuiscono a tutta la folla, perché tutti possono essere saziati e risanati”.
La socialità devozionale, la pietà popolare e le sue tradizioni nel contesto della contemporaneità possono essere un patrimonio prezioso di solidarietà, di formazione spirituale e morale, un punto di riferimento di tutte le comunità del nostro territorio per la costruzione di legami sociali solidi e qualificati. La cura e la promozione di questo patrimonio umano e spirituale diffuso è un compito importante, al quale la Chiesa Diocesana sta dedicando attenzione particolare ed interventi mirati, tra i quali il nuovo sussidio “Formare alla pietà popolare nella Diocesi nissena”, a cura di padre Giuseppe D’Anna, delegato diocesano per le Confraternite, e l’opera paziente di revisione degli Statuti, già completa per Mussomeli (il comune in cui le Confraternite sono più numerose) e in corso di svolgimento per tutte le altre realtà della Diocesi nissena.

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