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La memoria di un Vescovo scomodo

20 Novembre 2018
di Fiorella Falci
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La memoria di un Vescovo scomodo

Uno studio di Andrea Muscarella sulla “Rinuncia sollecitata” di Mons. Ignazio Zuccaro

La memoria di un Vescovo scomodo E’ uno studio monumentale, quello di padre Andrea Muscarella sul “Caso storico della rinuncia di Monsignor Ignazio Zuccaro (1839-1913) al governo pastorale della Diocesi di Caltanissetta”: 534 pagine di ricerca, documentatissima, sugli aspetti storici e di diritto canonico che dopo oltre un secolo accendono i riflettori su una fase complessa e drammatica della nostra storia diocesana.Per decenni quella vicenda è stata rimossa dalla memoria collettiva ed è particolarmente significativo che la ricerca sia stata argomento della tesi di Dottorato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e sia stata pubblicata nelle edizioni del Seminario di Caltanissetta, con prefazione del Vescovo Mons. Mario Russotto.
Nella presentazione del volume, al Museo Diocesano, Mons. Murgano, docente di Diritto Canonico della Facoltà Teologica di Sicilia, ha illuminato significativamente il rapporto tra diritto e storia nella tradizione giuridico-canonica della Chiesa, individuando le motivazioni e le circostanze che generano il “canone”, di cui vanno sempre individuati i contesti di riferimento ed i rapporti di causa ed effetto.
E il contesto storico ha avuto un peso determinante nella vicenda di Mons. Zuccaro, che si era formato a Palermo, vicino alle iniziative di solidarietà del Beato Cusmano, e che a Caltanissetta aveva trovato la realtà di una Chiesa molto impegnata nelle opere sociali, epicentro regionale di una rete di Casse rurali, cooperative di consumo, monti frumentari, affittanze collettive, che stavano aprendo spazi nuovi di promozione del mondo delle campagne, sottraendo il lavoro contadino alla presa dello sfruttamento usuraio e della criminalità mafiosa.
Per la prima volta la Sicilia degli ultimi aveva alzato la testa, rivendicando la dignità del lavoro e i diritti più elementari, e nella Diocesi nissena quelle tensioni sociali avevano trovato le prime risposte nel progetto cattolico di promozione sociale, nell’impegno negli enti locali, nel dibattito culturale alimentato da una stampa vivace e combattiva, di cui “L’Aurora”, il periodico diocesano di quegli anni, era la punta avanzata.
Luigi Sturzo era il leader di quel movimento, e nel 1902 aveva riunito proprio a Caltanissetta tutti i consiglieri comunali e provinciali cattolici della Sicilia, per lanciare da qui il suo progetto di società, in cui gli enti locali fossero la nuova frontiera delle trasformazioni sociali. E rispetto a quel movimento il clero, per la prima volta da secoli, non stava schierato dalla parte del potere.
Va inquadrata in questo contesto a Caltanissetta la reazione del notabilato liberal-massone che dominava la vita politica e che era stato colpito nei suoi interessi dalla Chiesa dei preti sociali di cui Mons. Zuccaro era il pastore: approfittando del clima di repressione vaticana del “modernismo”, lanciata da Papa Pio X, partì da Caltanissetta  una campagna diffamatoria contro il Vescovo, fatta di accuse politiche e di calunnie personali, un’onda fangosa di “fake news”, alimentata da lettere anonime verso il Vaticano, fino a provocare l’ispezione del Visitatore Apostolico padre Bresciani, deciso a liquidare quell’esperienza, forte delle divisioni tra il clero nisseno che fecero da “fronte interno” a quel processo di normalizzazione.
Aveva dovuto dimettersi Mons. Zuccaro: la sua rinuncia era stata “sollecitata” dalla “malitia plebis” (come recita il Codice) senza neppure un processo canonico, come un atto amministrativo, a cui lui aveva obbedito senza opporre resistenza, auspicando, canonicamente, “zelum melioris vitae”. Ed era partito da solo, portandosi la valigia fino alla stazione: aveva lasciato in silenzio la città ed era tornato a Palermo, dove sarebbe morto nel 1913, dimenticato e sepolto in un cimitero comune, nella nuda terra.
Nemmeno il vicario Gurrera ebbe il coraggio di accompagnare il suo Vescovo alla stazione, e la solitudine ne segnò pesantemente gli ultimi anni, mentre la sua diocesi lo dimenticava, e abbandonava il progetto di rinnovamento sociale del suo episcopato. Anche se il suo successore dimostrò che tutte le calunnie che lo avevano travolto erano completamente infondate, legate a ragioni di lotta politica e a interessi di potere.
Lui però non aveva dimenticato la sua Diocesi: quando Mons. Intreccialagli, inaugurò il Seminario nel 1912, rivelò che Mons. Zuccaro (che ne aveva posto la prima pietra nel 1901) aveva donato 20.000 lire (quasi tutta la sua pensione in quegli anni di forzato ritiro) proprio per il completamento della Cappella maggiore.
A Caltanissetta è ritornato con tutti gli onori, nel 2008, dopo 102 anni di “damnatio memoriae”, nella sua Cattedrale, per esservi sepolto, con esequie solenni presiedute dal Vescovo e concelebrate da tutto il clero diocesano, unito nel suo ricordo come non lo era stato, un secolo prima, nell’obbedienza e nella lealtà, circondato dal ricordo affettuoso dei fedeli che lo hanno “riscoperto” grazie ad una operazione coraggiosa di recupero della memoria iniziata dal prof. Sergio Mangiavillano, con il romanzo  “La venerabile impostura”, rimarginando una ferita e rinnovando un legame di popolo verso un pastore buono e sfortunato, stritolato dai poteri forti e dalla solitudine.
 

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