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La devozione alla Madonna del Carmelo

12 Luglio 2019
di Redazione
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La devozione alla Madonna del Carmelo

Intense celebrazioni in tutta la Diocesi

Il 16 luglio è la solennità della Beata Vergine del Monte Carmelo, una delle festività mariane più radicate nella devozione popolare, che anima novene di preghiera in tante chiese della nostra Diocesi, da S. Agata in Caltanissetta a S. Cataldo, da Delia a Sutera, da Mussomeli a Sommatino, con processioni, adorazioni eucaristiche, Rosario dedicato, offerta degli Scapolari (gli “abitini”), benedizioni e suppliche, con grande concorso di popolo. 
La devozione alla Madonna del Carmelo è un unicum nella storia della Chiesa: si può dire che abbia origine nove secoli prima della nascita sulla terra di Maria, caso unico tra i culti dei Santi, risale infatti ai tempi dei profeti, quando il profeta Elia (IX secolo a.C.) fondò sul Monte Carmelo, in Galilea, una comunità di uomini con la missione di difendere la purezza della fede in Dio, sfidando i sacerdoti pagani del dio Baal, e qui ebbe la visione di una nuvola “come mano d’uomo” che avanzava verso il monte portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità.
La tradizione dei Padri della Chiesa, condivisa dagli esegeti, ha visto nell’immagine della nube il simbolo della Vergine Maria che, attraverso la Parola generata all’umanità, ha donato al mondo vita e fecondità e ha offerto la sua potente intercessione.
Nel Medioevo sul Monte Carmelo si stabilirono delle comunità monastiche cristiane e nell’XI secolo i Crociati vi trovarono dei religiosi che si definivano eredi dei discepoli di Elia. Due secoli dopo, tra le cellette della loro comunità, costruirono la loro prima chiesa, che dedicarono a Maria, e da allora presero il nome di “frati della Beata Vergine Maria del Carmelo”, gli odierni Carmelitani, che hanno nel riferimento al profeta Elia e nel legame di devozione profonda alla Vergine Santa il loro riferimento identitario.
Rifugiati in Occidente per sfuggire all’invasione saracena, i Carmelitani fondarono il loro primo convento proprio in Sicilia, a Messina, diffondendosi poi in tutta Europa.
Il 16 luglio 1251 (giorno da allora dedicato alla solennità mariana) la tradizione vuole che la Vergine sia apparsa al santo frate Simone Stock, circondata dagli angeli e con in braccio il Bambino, gli mostrò uno scapolare dicendo: « Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita, privilegio a te e a tutti i Carmelitani. Chi morrà rivestito di questo abito non soffrirà il fuoco eterno». Era la prima promessa solenne: la protezione e la salvezza eterna a chi indossava il suo santo abitino. In origine lo scapolare era un grembiule senza maniche aperto sui lati; nel Medioevo veniva utilizzato da monaci e frati per ricoprire l’abito sul petto e sulla schiena. Oggi l'abitino del Carmelo è formato da due pezzetti rettangolari di lana marrone uniti da stringhe e va portato sul petto e sulla schiena.
Cinquant’anni dopo, all’inizio del XIV secolo, la Vergine sarebbe apparsa al futuro Papa Giovanni XXII, e gli avrebbe detto: «Coloro che sono stati vestiti con questo santo abito saranno tolti dal purgatorio il primo sabato dopo la loro morte», ed egli
 divenuto Papa in una Bolla si citò questo «Privilegio sabatino».
In virtù di questa tradizione, (confermata dall’apparizione della Vergine a Fatima nel 1917 nelle vesti della Madonna del Carmelo e con in mano lo scapolare) da oltre sette secoli i fedeli indossano lo Scapolare del Carmine per assicurarsi la protezione di Maria in tutte le necessità della vita e per ottenere, mediante la sua intercessione, la salvezza eterna e la liberazione dal Purgatorio.
Tutti i Pontefici del XX secolo hanno manifestato grande devozione per lo Scapolare: da S. Pio X a S. Giovanni XXIII, a S. Paolo VI (che nel 1965 esortava: "Abbiamo in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso la Beatissima Vergine, raccomandati lungo i secoli dal Magistero della Chiesa, tra i quali stimiamo di dover ricordare espressamente la religiosa prassi del Rosario e dello Scapolare del Carmelo"), e soprattutto S. Giovanni Paolo II, che scriveva nel marzo del 2001 in una lettera ai Padri Carmelitani: “Anch'io porto sul mio cuore, da tanto tempo, lo Scapolare del Carmine! Per l'amore che nutro verso la comune Madre celeste, la cui protezione sperimento continuamente”.
La devozione e la pietà popolare trovano nel culto della Madonna del Carmelo una delle espressioni di più intensa spiritualità, sulla quale si è soffermato Papa Francesco, nella Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (2013), là dove afferma:
“Nella pietà popolare si può cogliere la modalità in cui la fede ricevuta si è incarnata in una cultura e continua a trasmettersi. In alcuni momenti guardata con sfiducia, è stata oggetto di rivalutazione nei decenni posteriori al Concilio. È stato Paolo VI nella sua Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi a dare un impulso decisivo in tal senso. Egli vi spiega che la pietà popolare «manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere» e che «rende capaci di generosità e di sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede». (EG 123)
“Nella pietà popolare, poiché è frutto del Vangelo inculturato, è sottesa una forza attivamente evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare: sarebbe come disconoscere l’opera dello Spirito Santo. Piuttosto, siamo chiamati ad incoraggiarla e a rafforzarla per approfondire il processo di inculturazione che è una realtà mai terminata. Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e, per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione.” (EG 126)
Particolare intensità è l’esperienza femminile nell’Ordine Carmelitano: riconosciute da Papa Niccolò V nel 1452, le monache carmelitane si dedicarono alla vita contemplativa fino ad approdare, nel XVI secolo, alla clausura. Giganteggiano le figure carmelitane femminili nella storia della Chiesa: S. Teresa d’Avila (1515-1582) Dottore della Chiesa, riformatrice dell’Ordine secondo un percorso di perfezionamento spirituale, S. Teresa di Lisieux (1873-1897) Dottore della Chiesa e patrona dei missionari e nel ‘900 S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) (1891-1942) filosofa, compatrona d’Europa, uccisa ad Auschwitz dai nazisti e canonizzata nel 1998 da S. Giovanni Paolo II.
 
 

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