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La Chiesa 68

Il vero comunicatore dedica tutto se stesso al benessere degli altri

03 Luglio 2020
di Redazione
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Il vero comunicatore dedica tutto se stesso al benessere degli altri

Messaggio del Santo Padre Francesco ai membri della Catholic Press Association

Ai membri della Catholic Press AssociationQuest’anno, per la prima volta nella storia, l’Associazione della Stampa Cattolica terrà la sua annuale Conferenza in modalità virtuale, a causa dell’attuale situazione sanitaria. Permettetemi innanzitutto di esprimere la mia vicinanza a quanti sono stati colpiti dal virus e a quanti, anche a rischio della propria vita, si sono prodigati e continuano a impegnarsi per assistere i nostri fratelli e sorelle nel momento del bisogno.
Il tema scelto per la Conferenza di quest’anno, Together While Apart, esprime in modo eloquente il senso di unione emerso, paradossalmente, dall’esperienza della distanza sociale imposta dalla pandemia. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dello scorso anno, riflettevo su come la comunicazione ci permette di essere, come dice San Paolo, “membra gli uni degli altri” (cf. Ef 4,25), chiamati a vivere in comunione all’interno di una rete di relazioni in continua espansione. Una verità che, a causa della pandemia, tutti noi abbiamo apprezzato più pienamente. In effetti, l’esperienza di questi ultimi mesi ha dimostrato quanto sia essenziale la missione dei media per tenere unite le persone, accorciando le distanze, fornendo le informazioni necessarie e aprendo le menti e i cuori alla verità.
È stata proprio questa presa di coscienza che ha portato alla creazione dei primi giornali cattolici nel vostro Paese, oltre al costante incoraggiamento offerto dai pastori della Chiesa. Questo è evidente nel caso del Catholic Miscellany, pubblicato nel 1822 a Charleston dal Vescovo John England seguito da molti giornali e periodici. Oggi, come allora, le nostre comunità hanno bisogno di giornali, radio, tv e social media per condividere, comunicare, informare ed unire.
E pluribus unum, l’ideale dell’unità in mezzo alla diversità, nel motto degli Stati Uniti, deve ispirare anche il servizio che offrite al bene comune. Questo bisogno è ancora più urgente oggi, in un’epoca caratterizzata da conflitti e polarizzazioni da cui non sembra essere immune neppure la comunità cattolica. Abbiamo bisogno di media capaci di costruire ponti, difendere la vita e abbattere i muri, visibili e invisibili, che impediscono il dialogo sincero e la vera comunicazione tra le persone e le comunità. Abbiamo bisogno di media che possano aiutare le persone, soprattutto i giovani, a distinguere il bene dal male, ad elaborare giudizi corretti, basati su una presentazione dei fatti chiara ed imparziale, a comprendere l’importanza di impegnarsi per la giustizia, la concordia sociale e il rispetto della casa comune. Abbiamo bisogno di uomini e donne di principio che proteggano la comunicazione da tutto ciò che la potrebbe distorcere o piegare ad altri scopi.
Vi chiedo, allora, di essere uniti e segno di unità anche tra di voi. I media possono essere grandi o piccoli, ma nella Chiesa non sono queste le categorie che contano. Nella Chiesa tutti siamo stati battezzati nell’unico Spirito e fatti membri di un solo corpo (cf. 1 Cor 12,13). Come in ogni corpo, sono spesso le membra più piccole quelle che alla fine sono necessarie. Così è con il corpo di Cristo. Ognuno di noi, ovunque si trova, è chiamato a contribuire, attraverso la professione della verità nell’amore, alla crescita della Chiesa verso la piena maturità in Cristo (cf. Ef 4,15).
Sappiamo che la comunicazione non è solo una questione di competenza professionale. Il vero comunicatore dedica tutto se stesso o se stessa al benessere degli altri, ad ogni livello, dalla vita di ogni individuo alla vita dell’intera famiglia umana. Non possiamo veramente comunicare se non veniamo coinvolti in prima persona, se non attestiamo personalmente la verità del messaggio che trasmettiamo. Ogni comunicazione ha la sua fonte ultima nella vita del Dio uno e trino, che condivide con noi la ricchezza della sua vita divina e ci chiede, a nostra volta, di comunicare quel tesoro agli altri, uniti nel servizio alla sua verità.
Cari amici, invoco su di voi e sul lavoro della vostra Conferenza i doni di saggezza, comprensione e buon consiglio dello Spirito Santo. Solo lo sguardo dello Spirito ci permette di non chiudere gli occhi davanti a coloro che soffrono e di cercare il vero bene per tutti. Solo con quello sguardo possiamo lavorare efficacemente per superare le malattie del razzismo, dell'ingiustizia e dell'indifferenza che deturpano il volto della nostra famiglia comune. Attraverso la vostra dedizione e il vostro lavoro quotidiano, potete aiutare gli altri a contemplare situazioni e persone con gli occhi dello Spirito. Laddove il nostro mondo parla troppo spesso con aggettivi e avverbi, possano i comunicatori cristiani parlare con nomi che riconoscano e promuovano la rivendicazione silenziosa della verità e favoriscano la dignità umana. Laddove il mondo vede conflitti e divisioni, guardate alla sofferenza e ai poveri per dare voce alla richiesta dei nostri fratelli e sorelle bisognosi di misericordia e comprensione.
Ieri la Chiesa ha celebrato la solennità degli Apostoli Pietro e Paolo. Possa lo spirito di comunione con il Vescovo di Roma, che è sempre stato un segno distintivo della stampa cattolica nei vostri Paesi, mantenere tutti voi uniti nella fede e forti rispetto alle fugaci mode culturali che non hanno il profumo della verità evangelica. Continuiamo a pregare insieme per la riconciliazione e la pace nel mondo. Assicuro il mio sostegno e le mie preghiere a voi e alle vostre famiglie. E vi chiedo, per favore, di ricordarmi nelle vostre preghiere.
Vaticano, 30 giugno 2020
 
Francesco

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