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Il Cristo di comunione

12 Aprile 2020
di Redazione
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Il Cristo di comunione

Ricordo del pastore Dietrich Bonhoeffer

In occasione del settantacinquesimo anniversario della morte del pastore e teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer, avvenuta il 9 aprile 1945 nel campo di concentramento di Flossenbürg, il priore di Taizé ha scritto una riflessione per la casa editrice tedesca Präsenz Medien & Verlag. Pubblichiamo una nostra traduzione dell’articolo intitolato «Il Cristo di comunione», diffuso in francese sul sito in rete della comunità ecumenica.Dietrich Bonhoeffer ci ricorda che la comunione fra tutti coloro che amano Cristo può crescere e approfondirsi solo partendo da Cristo: «È solo attraverso Gesù Cristo che si è fratelli l’uno per l’altro. Sono fratello per l’altro in conseguenza di ciò che Gesù Cristo ha fatto per me e in me; l’altro è diventato un fratello per me per quello che Gesù Cristo ha fatto per lui e in lui. Il fatto che siamo fratelli solamente tramite Gesù Cristo è di una importanza incalcolabile È soltanto attraverso il Cristo che ci apparteniamo l’un l’altro, ma tramite Cristo la nostra reciproca appartenenza è reale, integrale e per l’eternità» (La vita comunitaria, Ginevra, Labor et Fides, 2007, pagine 29-30).
Troppo spesso il punto di partenza della ricerca dell’unità è stata l’analisi delle divisioni. Forse ciò è necessario in una fase preliminare. Tuttavia, come diceva Bonhoeffer, il punto di partenza dovrebbe essere Cristo, lui, che non è diviso. Sì, il Cristo risorto riunisce in un’unica comunità uomini e donne di ogni estrazione sociale, lingua e cultura, e persino di nazioni nemiche.
Fratel Roger, il fondatore di Taizé, amava questa espressione che citava anche in alcune preghiere: il “Cristo di comunione”. Questa parola è molto vicina al pensiero del teologo berlinese che aveva coniato l’espressione “il Cristo esistente come comunità” e scriveva inoltre che «attraverso il Cristo l’umanità è veramente reintegrata nella comunione in Dio» (Sanctorum communio, 1927). Per Bonhoeffer ciò non è solo un’idea teorica ma un invito a mettere in pratica una vita comunitaria, come l’aveva vissuta lui con i giovani candidati al ministero pastorale nel seminario di Finkenwalde tra il 1935 e il 1937.
Un altro punto essenziale sul quale ci sentiamo assai vicini è lo stretto legame esistente tra la fede e l’impegno verso gli altri, tra l’amore di Dio e l’amore per il prossimo. Sì, la vita in Cristo non può essere altro che la solidarietà con il mondo (cfr. David Jensen, Religionless christianity and vulnerable discipleship. The interfaith promise of Bonhoeffer’s theology). «La Chiesa è Chiesa solo quando è lì per gli altri» (Widerstand und Ergebung, Dbw Band 8, pagina 560). Una solidarietà che porta Dietrich Bonhoeffer, dopo alcune settimane di esilio negli Stati Uniti, a tornare in Germania, come spiega in una lettera commovente scritta nel luglio 1939: «Non avrò il diritto di partecipare alla ricostruzione della vita cristiana in Germania dopo la guerra se non condivido le prove di quest’epoca con il mio popolo» (Lettera a Reinhold Niebuhr nel luglio 1939, in A testament to freedom. The essential writings of Dietrich Bonhoeffer).
In questo settantacinquesimo anniversario della morte di Dietrich Bonhoeffer, la testimonianza della sua vita donata resta di una profonda attualità. Ha conosciuto il dubbio. Riferendosi al grido di Gesù sulla croce, osservò: «Il Dio che è con noi è colui che ci abbandona» (Widerstand und Ergebung, Dbw Band 8, pagina 534). Nelle ore più buie del XX secolo mise in atto la sua fede, fino al martirio. Solo pochi mesi prima della sua morte, scrisse, nella sua prigione, un testo (ibidem, pagina 204) di cui cantiamo alcune parole a Taizé, con le migliaia di giovani visitatori che si uniscono a noi nella preghiera comune:
«Dio, raccogli i miei pensieri verso di te / Presso di te la luce, tu non mi dimentichi / Presso di te l’aiuto, presso di te la pazienza / Non capisco le tue vie, ma tu conosci il cammino per me».
di fratel Alois
(Fonte: L'Osservatore Romano 11 aprile 2020)

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