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Corpus Domini: "Il corpo di Cristo è presente nella nostra storia"

15 Giugno 2020
di Redazione
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Corpus Domini: "Il corpo di Cristo è presente nella nostra storia"

“Vivere la gioia del Vangelo nel martirio della coerenza quotidiana”

La generosità della Chiesa nissena e il coraggio del suo Pastore hanno portato per le strade del centro storico il Corpus Domini in processione: dopo il pontificale solenne in Cattedrale tutto il clero cittadino, i seminaristi, le religiose e i religiosi e i rappresentanti dei ministri straordinari si sono disposti in due file ordinate e hanno accompagnato il SS. Sacramento lungo il percorso storico, più breve ed essenziale, del mercoledì santo. 
Il “Non abbiate paura!” di Giovanni Paolo II sembrava scandire i passi della processione che si è snodata tra due ali di popolo ai bordi del percorso, obbedienti alle disposizioni di sicurezza e distanza sociale, ma tutti con la gioia nello sguardo, che lampeggiava sopra le mascherine, di fronte a un evento di cui si percepiva la forza e la straordinarietà, il segno profetico della presenza di una Chiesa che non si ferma, non si chiude, non abbandona il suo popolo, che vuole essere fino in fondo corpo mistico di Cristo nella storia e porta il Signore per le strade in cui ogni giorno si svolge la vita difficile di una comunità colpita duramente dalla crisi e che vuole ritrovare la speranza.
In apertura della celebrazione l’annuncio del nuovo progetto di solidarietà: “U panaru”, che porterà nelle case di oltre 500 famiglie sostenute dalla Caritas in tutta la Diocesi i prodotti alimentari di qualità delle aziende del nostro territorio, in un circuito virtuoso di solidarietà e promozione dell’economia locale che vuole seminare di gesti concreti ed efficaci il campo della crisi intorno a noi.
L’intreccio profondo tra l’Eucarestia e la storia, tra il pane del cielo e la vita quotidiana, è stato il cuore dell’omelia del Vescovo Mons. Mario Russotto, intensissima e appassionata come poche altre volte:
I gruppi di potere, i gruppi criminali che agiscono nel nostro territorio ma non solo, in tutta Italia, in modo subdolo e nascosto, tutti costoro hanno paura della Chiesa e cercano di chiuderla dentro il tempio. C’è ancora paura per la Chiesa, in un mondo che vive come se Dio non esistesse, perché si ha paura della travolgente, nucleare forza del Vangelo!
Ma una Chiesa che ha paura di essere se stessa e non ha il coraggio di incarnare il Vangelo anche andando contro corrente, anche calpestando gli interessi dei potenti, è una Chiesa che ha finito di essere. È una Chiesa senza fede”.
“Il Vangelo è affascinante – ha proseguito il Vescovo Mario – e il cristianesimo non ha paragoni nel mondo, perché eleva l’essere umano in quanto Dio stesso si è abbassato, facendosi uomo, lo eleva nella sua dignità di essere umano, nei suoi principi di verità, di libertà, di giustizia.
Per questo il Vangelo dà fastidio. Per questo abbiamo bisogno dell’Eucaristia: per essere come Lui, per lasciarci trasfigurare da Gesù, perché è Lui la forza travolgente della storia e solo il Vangelo può cambiare la storia. L’Eucaristia ci cristifica lasciandoci pienamente umani: uomini e donne, con i nostri limiti e la nostra debolezza, ma fatti uno dall’unico pane che ci nutre, ci sostenta, ci trasfigura”.
Ha insistito, il Vescovo Mario, sul senso profondo della presenza di Cristo nella nostra storia attraverso l’Eucarestia, spiegando come questa presenza diventi il DNA di una umanità nuova, l’itinerario di una esistenza diversa che interroga e sostiene ogni giorno ciascuno di noi:
Dobbiamo lodare il Signore, perché si è inventato questo modo d’essere fra noi, ha voluto essere in noi, ha voluto farsi uno con noi. Ma questa Eucaristia di cui noi ci nutriamo, ci inchioda alla nostra responsabilità e alla nostra autenticità cristiana.
Non possiamo accostarci all’Eucaristia e continuare a vivere come eravamo prima: qualcosa in noi deve cambiare, una nuova luce deve accendersi, un nuovo abbraccio deve schiudersi dalla nostra anima, perché essa, nutrita dell’Eucaristia diventa il cielo di Dio in terra! Per cui lo stesso coraggio di essere cristiani ci inchioda alla responsabilità di incarnare il Vangelo, quotidianamente, nella cripta del nostro cuore, nella cripta della nostra mente, dentro le nostre case, ma anche per le nostre strade, nel mondo del lavoro.
Il corpo del Signore che noi adoriamo, contempliamo nell’Eucarestia e di cui ci nutriamo, è il corpo dell’uomo, della donna, piegato dalla sofferenza per la mancanza di lavoro, per la schiavitù nella quale è costretto. È presente nei nostri fratelli immigrati, schiavizzati dai potentati criminali. È presente nell’ammalato che non trova una luce di guarigione nel suo orizzonte. È presente nei bambini mai nati perché troppo ingombranti. Questo è il corpo di Cristo.
Questa sera, noi vogliamo fare comunione con Gesù nel pane eucaristico, ma vogliamo fare comunione con ogni Cristo che soffre: perché il povero è il sacramento di Cristo.
Ci conceda il Signore di vivere la gioia del Vangelo, nel martirio della coerenza quotidiana. Ci conceda il Signore la grazia di avere sempre quella luce nell’anima che ci guida sui sentieri del Vangelo con i piedi radicati nella storia. Che possiamo nascere, da stasera, come Eucaristia d’amore.”
 

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