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Istituzioni, società e politica 196

Il buon esempio

08 Ottobre 2019
di Redazione
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Il buon esempio

Editoriale di Mons. La Placa su L'Aurora di settembre

IL BUON ESEMPIO«Ministro, la pregherei di ascoltare gli interventi. Mi dicono che lei sta sempre al telefono». Così la Presidente del Senato s'è rivolta tempo fa a un ministro della nostra Repubblica che, incurante di quello che si discuteva in Aula, rivolgeva la sua attenzione esclusivamente al suo cellulare. Una situazione certamente imbarazzante, tanto più se si tiene conto che ad essere richiamato era lo stesso ministro che aveva precedentemente annunciato una stretta di vite per limitare l’uso dello telefonino in auto.
«Come istituzioni e come genitori – così un ex ministro – dobbiamo fare in modo che si vieti l’uso dei telefoni cellulari tra i banchi di scuola». Idea certamente apprezzabile, ma non meno imbarazzante, se si pensa a quello che avviene nelle Aule parlamentari alla presenza, spesso, di scolaresche in visita d’istruzione.
Nei mesi scorsi, gli studenti di un istituto campano hanno scritto una lettera alla Presidente della Camera per raccontare di come, entrati a Montecitorio insieme ai loro insegnanti, siano rimasti sbalorditi e increduli di fronte alla scena “indecorosa” di onorevoli deputati impegnati, non a seguire i lavori parlamentarti, ma a smanettare con telefonini e tablet, a giocare a Tetris e Candy crash, a messaggiare su “Whatsapp” o a navigare sul web. Per non parlare – aggiungono – «di coloro che leggevano la Gazzetta dello Sport o conversavano tranquillamente al cellulare disinteressandosi completamente del dibattito in corso. A cosa serve – concludono amaramente – insegnarci ad essere persone educate e rispettose del lavoro, se poi sono proprio le istituzioni a non rispettare queste regole basilari per qualsivoglia società civile?».
Scene viste e riviste. Uno spettacolo deprimente che ci è stato puntualmente riproposto il 20 agosto scorso durante il dibattito parlamentare seguito all’intervento del Presidente del Consiglio, mentre si stava per consumare una grave e delicata crisi politica e istituzionale. Forse anche quegli studenti erano davanti alla tv a seguire la diretta dal Senato. E anche stavolta hanno potuto vedere ministri e senatori con gli occhi rigorosamente incollati ai loro cellulari a chattare o a telefonare, a parlare animatamente con chi gli stava accanto, a sghignazzare e gesticolare, ad insultarsi, ad ostentare cartelli e simboli di vario genere, a girovagare allegramente tra gli scranni e le scalette dell’Aula o ad entrare e uscire dalla stessa con irriverente atteggiamento di disinteresse nei confronti di chi stava parlando.
Ora, un Parlamento dove chi parla non è ascoltato quasi da nessuno, è una stridente contraddizione in termini. Il comportamento dei rappresentanti del popolo, infatti, è qualcosa che ha a che fare non solo con il semplice buon senso e la più elementare educazione, non riguarda solo il decoro formale dell’importante istituzione, ma la sua stessa essenza. Si chiama Parlamento proprio perché vi si discute e vi si delibera parlando gli uni agli altri, esprimendosi gli uni e ascoltando gli altri. Adempiendo, insomma, la funzione parlamentare “con disciplina ed onore”, proprio come prescrive la stessa Costituzione.
Ora, se è vero che in tutti i campi e a tutti i livelli, ogni qual volta che gli adulti fanno il contrario di quello che dicono, provocano dei danni, immediati e futuri, in coloro per i quali dovrebbero essere modelli di vita e punti di riferimento, chi è chiamato a ricoprire importanti cariche istituzionali dovrebbe sapere che sulla coerenza dei suoi comportamenti si gioca anche gran parte della propria credibilità.
La violenza negli stadi, il bullismo a scuola, l’uso improprio e incosciente dei telefonini, nelle aule scolastiche e alla guida, prima che con le leggi si combatte soprattutto con il buon esempio. È troppo chiederlo ai rappresentanti del popolo?
Mons. Giuseppe La Placa

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