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I vescovi siciliani: così si può (e si deve) fermare lo spopolamento

18 Gennaio 2020
di Redazione
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I vescovi siciliani: così si può (e si deve) fermare lo spopolamento

Per contenere l’esodo dei giovani in cerca di lavoro un «fronte comune» da parte della Chiesa siciliana

I vescovi siciliani: così si può (e si deve) fermare lo spopolamento «Fare fronte comune» contro lo spopolamento dei territori e per contenere l’esodo dei giovani in cerca di lavoro. I vescovi siciliani, durante la seduta ufficiale della Conferenza episcopale siciliana, prendono posizione su un fenomeno ormai massiccio, che riguarda soprattutto il Sud e l’Isola e su cui proprio la Chiesa sta tenendo alta l’attenzione della cittadinanza e delle istituzioni.E, infatti, su proposta della Commissione presbiterale siciliana, il cui direttivo era presente all’incontro, i vescovi hanno ascoltato don Antonio Garau, fondatore del Movimento delle Valigie di cartone, che da nove mesi organizza assieme agli studenti del movimento 'Si resti arrinesci', ai vescovi stessi e ai sindaci, una serie di incontri, marce silenziose, sit-in, convegni, per far sentire la voce dei giovani e delle famiglie costrette a lasciare la propria terra per avere la possibilità stessa di una vita dignitosa. Sabato prossimo, don Garau e il Movimento delle Valigie saranno a Pietraperzia, in provincia di Enna, assieme al vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, e al sindaco Antonio Bevilacqua, per un dibattito sul tema dell’emigrazione forzata e una marcia.
I vescovi hanno apprezzato l’impegno tenace di don Garau e hanno evidenziato, nelle circa due ore di dibattito, «i percorsi già avviati dalle diocesi di Sicilia per la promozione della cultura di impresa e della cooperazione, l’ecologia integrale, lo sviluppo di comunità e l’impegno di sensibilizzare le parrocchie verso la pastorale sociale come ambito di evangelizzazione». Basta ricordare le iniziative di monsignor Giuseppe Marciante a Cefalù, che ha lanciato il Laboratorio della Speranza per mettere a disposizione dei giovani beni ecclesiali da promuovere e valorizzare turisticamente, e di monsignor Nino Raspanti, vescovo di Acireale, che ha promosso il “contamination lab” per rilanciare la cultura dell’imprenditorialità.
Gli stessi vescovi hanno auspicato di «far fronte comune nello spronare gli enti e le amministrazioni, nel farsi voce di questa fascia sofferente della popolazione e nell’accompagnare chi può praticare un’economia diversa in Sicilia per rianimare questa terra e rispondere con i fatti all’emorragia di giovani che continuano ad andare via». «Soltanto insieme si può dare una risposta e avanzare una proposta – sottolinea don Garau –. Mi sono fatto voce di tanti giovani e di tante famiglie che, se non a noi, non sanno più a chi rivolgersi e da noi attendono una parola di speranza e un gesto concreto di condivisione».
Ma la Cesi, presieduta da monsignor Salvatore Gristina, ha espresso pure «preoccupazione per la grave situazione che si registra in queste settimane in Libia e che ha già effetti anche sulla nostra gente di Sicilia, in particolare sui pescatori ai quali, per ragioni di sicurezza, è già interdetta la navigazione nella zona con notevoli ripercussioni economiche. I vescovi affidano alla preghiera lo svolgimento dei negoziati in corso, mentre auspicano che si possa al più presto arrivare ad una soluzione pacifica».
Si è, inoltre, maggiormente strutturato il Servizio regionale che tutela minori e le persone vulnerabili: il vescovo referente è monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara, mentre il responsabile dello sportello regionale di ascolto è don Fortunato Di Noto, della diocesi di Noto, da sempre in prima linea nella lotta alla pedofilia e alla pedopornografia.
di Alessandra Turrisi
(Fonte: Avvenire.it 16 gennaio 2020)

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