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"Grazie padre Ivan!"

05 Gennaio 2020
di Redazione
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"Grazie padre Ivan!"

Il Vescovo Mario al funerale di Padre Ivan Graci

Grazie padre Ivan!” Un applauso scrosciante ha sottolineato la conclusione dell’omelia del Vescovo, Mons. Mario Russotto, al funerale di padre Ivan Graci, il giovane sacerdote di S. Cataldo che a soli 42 anni è tornato alla casa del Padre nel primo giorno del nuovo anno.La chiesa Madre di S. Cataldo era stracolma di popolo, tantissimi giovani, già un’ora prima dell’inizio della funzione, a testimoniare il legame profondo di affetto e di stima che animava la testimonianza di sacerdote e di uomo di Dio di padre Graci.
E le sue parole sono risuonate nell’omelia commossa del Vescovo Mario, che ha letto diversi brani del suo testamento spirituale e della sua richiesta di ordinazione, restituendo di padre Ivan non soltanto la profonda umanità, ma uno spessore spirituale robusto ed una passione credente desiderosa di superare i propri limiti e le proprie fragilità umane, proiettato com’era nella volontà di essere sacerdote, pienamente integrato nella comunione ecclesiale.
“Il Signore mi ha sempre donato un ardente desiderio di sé e del sacerdozio” aveva scritto padre Ivan, e ancora “Mi è costato tanto diventare maturo quanto basta, e non di rado ho sbagliato gravemente. Ma sono certo che Dio lo ha permesso perché sperimentassi quella divina misericordia che mi ha sedotto e innamorato. Non ho nulla da lasciare, solo questo, che consegno come eredità a tutti quelli che mi conoscono, tutti quelli che mi incontreranno, tutti quelli a cui ho voluto bene. Qual è questa eredità? La consapevolezza che Dio ama da sempre e che solo in questo Amore vi è la felicità.”
L’intenso ricamo tra le parole di padre Ivan ed il ricordo che di lui tutti conserveranno è stato il filo conduttore dell’omelia del Vescovo, ricca di grande suggestione, ma che, dominando l’emozione, ha costruito un profilo dell’umanità del sacerdote che sceglie la strada della testimonianza e dell’evangelizzazione nella gioia dell’amore che sente di dover ricambiare, nel riconoscimento di quanto le proprie fragilità possano essere riscattate dalla misericordia del Signore, nella serena consapevolezza di appartenere ad una comunità che lavora per la salvezza e che percorre la strada della felicità possibile, capace di legare la terra al cielo, nella comunione dei santi.
La sua lettera alla madre teneramente amata, il suo testamento spirituale, l’aveva scritta nel 2003, ancora seminarista, giovanissimo ma lucidamente consapevole di un presentimento sul suo futuro:
Cara mamma, a volte, come per me, si muore improvvisamente. Allora ho pensato di scriverti prima. Non piangere, ma prega. Io sono accanto a te. Ora in cielo potrò fare più di quando ero in vita. Ora sono vivamente in Cristo, e anche se non visibilmente, sono ora più presente, molto più efficacemente presente. Ricordi Gesù dopo la risurrezione cosa disse ai suoi? Pace a voi. E io ora dico: pace a te; e lo dico a tutti quelli che mi amano: pace a voi. Dì a tutti quelli che mi hanno voluto bene, che li amo e che sarò per loro angelo sempre vicino”.
Fortissimo il legame identitario con la sua Chiesa, i confratelli sacerdoti e il Vescovo, che con paterna sollecitudine lo aveva accompagnato nella sua formazione in Seminario e nei 12 anni del suo ministero.
Dietro la grande montagna che sono – aveva scritto padre Ivan al vescovo Mario - vi è solo un povero ciottolo portato qua e là dalla corrente di un fiume. Io sarò sereno solo se sarò vicino a Lei: perché un prete lontano dal Vescovo è stella di poca luce e ramo di magri frutti. Preghi per me, perché uno con Dio nella Chiesa possa vivere e morire a me stesso annunciando la Divina Misericordia e donando quell’amore che gratuitamente mi è stato donato”.
Il circuito d’amore tra il cielo e la terra, capace di dare senso alla nostra vita e alla nostra morte, costitutivo dell’identità del sacerdozio, è stato la testimonianza che padre Ivan ha consegnato alla sua comunità con la sua vita ed il suo ministero, dalle parole del Vescovo narrazione di una spiritualità efficace e feconda, affidata come patrimonio condiviso alla memoria di tutta la comunità diocesana.
 

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