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Giornata del rifugiato. Mattarella: ogni popolo ha vissuto la tragedia dei profughi

20 Giugno 2019
di Redazione
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Giornata del rifugiato. Mattarella: ogni popolo ha vissuto la tragedia dei profughi

Il monito del Presidente nella Giornata mondiale del Rifugiato

Ogni popolo, nella sua storia, ha vissuto la tragedia dei profughi che scappano da guerre e persecuzioni. Nella Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra oggi 20 giugno, il presidente Mattarella invita gli italiani a riflettere sul proprio passato, ricorda che il dovere dell'accoglienza è sancito dalla Convenzione di Ginevra e dalla Costituzione, loda l'esperienza dei Corridoi umanitari. Analogo appello anche dalla presidente del Senato Elisabetta Casellati. Intanto il ministro dell'Interno Matteo Salvini continua ad accusare la nave Sea Watch di «traffico di esseri umani», la capitana dell'imbarcazione di soccorso lancia un appello perché si dia senso alle celebrazioni odierne permettendo ai 43 naufraghi a bordo di sbarcare dopo oltre una settimana. Appello rilanciato dal Centro Astalli che critica gli effetti del decreto sicurezza bis. Mentre, a Lampedusa, dove viene impedito lo sbarco dei profughi della Sea Watch, altri 45 sono arrivati ieri sulla stessa isola senza grandi eco mediatiche e proclami su porti chiusi«I rifugiati ci ricordano ogni giorno con forza - dice dunque il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio per la Giornata mondiale del rifugiato - vicende di sofferenza, di discriminazione, di separazione da famiglie, terre e radici. Ciascun popolo, nella sua storia, è stato vittima di tragedie di questa natura. Le gravi difficoltà che affliggono popoli di regioni a noi anche molto vicine meritano un'attenta riflessione sulle cause di questi drammi e sulle risposte che richiedono».
Mattarella ricorda che «l'Italia, in prima linea nell'adempiere con costanza e determinazione ai suoi doveri di solidarietà, assistenza e accoglienza, vede l'alto impegno morale e giuridico di protezione verso coloro che fuggono dalle persecuzioni, sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, tra i principi fondamentali della nostra Costituzione. Le donne e gli uomini dello Stato rappresentano, per chi fugge da quelle condizioni, il primo volto amico, la mano tesa per un contatto umano e solidale».
Il presidente della Repubblica spende anche parole di encomio per l'esperienza dei Corridoi umanitari, portata avanti da Sant'Egidio, Fcei e Tavola Valdese per i profughi siriani rifugiati in Libano, e dalla Cei attraverso Caritas e Migrantes, assieme ancora a S.Egidio, per i profughi dai paesi del Corno d'Africa arrivati in Etiopia. «Merita di essere ricordata la meritoria esperienza dei trasferimenti umanitari di rifugiati particolarmente vulnerabili - dice Mattarella - che, grazie ai vari canali di collaborazione delle autorità con la società civile - cui va tutta la mia riconoscenza - consentono di trarre in salvo e condurre in Italia centinaia di beneficiari».
Il presidente infine invita l'Europa a condividere l'impegno dell'accoglienza: «Nessun Paese è in grado da solo di rispondere a questa sfida. Il superamento della logica emergenziale e la definizione di risposte lungimiranti e sostenibili fondate sui principi di responsabilità e solidarietà, vanno concertati e condivisi dalla comunità internazionale e, anzitutto, a livello europeo, come sancito dai trattati». Perché «l'Unione deve essere protagonista per sviluppare una politica comune che riesca a mitigare i conflitti e sostenere le esigenze di sicurezza e sviluppo dei popoli più esposti alle crisi umanitarie, attraverso un partenariato strutturato con i Paesi e le comunità che ospitano rifugiati e richiedenti asilo». E loda «la preziosa opera dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati» che comunque «va affiancata da una vigorosa iniziativa internazionale in questa direzione».
 
«Il soccorso, l’assistenza e l’accoglienza a chi fugge dalla miseria, dalla guerra, dalle violenze, sono principi universali ai quali nessun Paese civile può derogare. Ma perché l’accoglienza possa andare di pari passo con l’integrazione e l’inclusione, serve una cooperazione concreta e su larga scala», dichiara anche il presidente del Senato Elisabetta Casellati «La storia del nostro Paese è una storia fatta di solidarietà, elemento fondante del nostro Stato di diritto. Ma non si può pensare di continuare a chiedere all’Italia di affrontare pressoché da sola una crisi migratoria di così ampia portata e che sarà “il” fenomeno" con cui bisognerà fare i conti anche nei prossimi decenni». Conciliando l'accoglieza, conclude, con la richiesta di sicurezza dei cittadini «che non può non rimanere inascoltata».
 
Dalla prima linea dell'accoglienza, intanto, Carola Rackete, capitana della Sea Watch, rivolge un video-appello per chiedere che i profughi salvati dal mare siano finalmente portati a terra: «Dobbiamo sbarcare queste persone in un porto sicuro, il prima possibile. Dopo oltre 7 giorni, siamo bloccati in mare con a bordo 43 naufraghi. Ne abbiamo soccorsi 53 lo scorso 12 giugno di cui 10 sono stati fatti sbarcare dalle autorità italiane per motivi di salute. Siamo qui davanti a Lampedusa e il ministro dell'Interno ha emanato un nuovo decreto legge che ci impedisce di entrare nelle acque territoriali, in contrasto con la legge del mare. In questo modo non abbiamo alcuna opzione di sbarco per le 43 persone che abbiamo ancora a bordo che sono sempre più preoccupate del loro futuro e della possibilità di sbarcare. Inoltre, il rollio della nave è costante e ogni giorno ci sono problemi di disidratazione e abbiamo necessità di sbarcare queste persone in sicurezza il prima possibile».
Un appello lanciato anche dal Centro Astalli: «Sarebbe non un gesto di debolezza, ma di vera umanità - dichiara padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli - se la Giornata mondiale del rifugiato 2019 potesse celebrarsi anche con quelle 43 persone accolte in uno dei nostri porti. Forse questo vorrebbe dire che non tutto è perduto. Si tratta di un gruppo di naufraghi, in condizione di grave vulnerabilità, da giorni ormai in mare. Risultano stremati, provati da un viaggio che dai loro Paesi di origine - passando attraverso le torture che dichiarano di aver subito in Libia - sembra non volersi concludere per la cieca ostinazione di un'Europa che si chiude su se stessa. Ecco che questa vicenda, la prima dall'entrata in vigore del decreto sicurezza-bis, evidenzia con cinica semplicità cosa significhi assimilare i problemi di sicurezza interna al tema delle migrazioni forzate e in cosa consista la sistematica criminalizzazione della solidarietà».
Al di là dei proclami politici e della propaganda, in Italia gli sbarchi di piccoli numeri di profugi proseguono. Come è successo di nuovo proprio a Lampedusa, dove si impedisce alla Sea Watch di attraccare. «Il porto di Lampedusa torna ad accogliere 45 migranti originari dell'Africa subsahariana (Kenya, Somalia, Costa d'Avorio e Senegal). Le persone sbarcate erano visibilmente disidratate dopo il lungo viaggio in mare, tra loro anche due bambini ed una donna incinta», segnala Mediterranean Hope, programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.
(Fonte: Avvenire.it 20 giugno 2019)

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