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Felice Quaresima!

10 Marzo 2020
di Redazione
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Felice Quaresima!

L'editoriale di Mons. Giuseppe La Placa

Parola magica la felicità! Di essa si parla sempre con un certo imbarazzo. Nei suoi confronti – diceva T. De Chardin – siamo sempre propensi ad esitare. Anche nei momenti di luce, in cui ne sfioriamo il mistero, una domanda ci incalza, crudele: che sarà del dopo?
Eppure – ci dicono gli psicologi – se ci fermiamo a pensare un attimo, di qualunque cosa parliamo, in fondo, non parliamo d’altro che di lei, della felicità: di come l’abbiamo persa, di come la stiamo cercando, di come la sentiamo vicina o lontana, di dove l’abbiamo intravista, di quando l’abbiamo assaggiata. Anche solo una goccia di felicità rimane indimenticabile nonostante (o forse proprio per questo!) un torrente di amarezza che spesso attraversa la nostra vita.
La felicità, insomma, è l’implicito dei nostri discorsi, il sottosuolo dei nostri dialoghi, l’amore profondo che pervade ogni incontro e ogni racconto. La felicità abita, nel suo velarsi e disvelarsi, le pieghe e le insenature della nostra esistenza, prendendola tutta, pur silenziosamente, in ogni sua tensione o aspirazione (Cfr. G. Salonia, Felicità e dintorni).
Con la celebrazione del mercoledì delle ceneri abbiamo iniziato la Quaresima. L’abbiamo iniziata con il grande digiuno. Non esattamente un elisir di felicità! E tuttavia, anche stavolta ci siamo ripromessi di non diventare «malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano» (Mt 6,16). E, invece, ci siamo lavati la faccia e abbiamo profumato il capo per mostrare che non siamo a lutto, ma che, al contrario, abbiamo imboccato la strada della gioia.
Si, perché la Quaresima, per noi cristiani, è il tempo favorevole, la grande occasione per la nostra felicità.
Penitenza e mortificazione, infatti, non sono fini a sè stessi, ma mezzi, soltanto mezzi, per potere tendere al vero fine, quello che corrisponde al profondo desiderio che abita il cuore di ognuno di noi: la felicità.
È lì, allora, che dobbiamo tornare, nella cripta del cuore, per ritrovare – come ci ricorda il Vescovo – la verità di noi stessi e per scoprirci amati per quello che siamo, senza infingimenti e senza ipocrisia. È lì che dobbiamo andare, verso noi stessi, per dar vita ad un nuovo inizio, per intraprendere la strada della conversione, quella che ci porterà fuori dalle nostre schiavitù e dalle nostre alienazioni, verso la terra promessa di ciò che può renderci veramente felici.
La vera conversione, infatti, inizia proprio con questo ritorno al cuore, là dove è Dio stesso a condurci per farci rivivere, come al figlio minore, la gioia del perdono. Che è anche la gioia più grande di Dio – come ci dice papa Francesco –, perché gli permette di fare quello che a Lui piace di più: «Perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch’essi possano a loro volta perdonare i fratelli, risplendendo come fiaccole della sua misericordia nel mondo».
All’uomo, eterno mendicante di felicità, è data dunque la stupenda possibilità di prendere parte alla gioia di Dio, imitandolo in quello che a Lui piace di più: perdonare.
La misericordia del Padre – che a noi si è rivelata nel suo Figlio Crocifisso, morto per noi mentre ancora eravamo peccatori (Rom. 5,6) – è, dunque, la condizione per vivere la profezia del perdono verso chi ci ha fatto del male: sia esso un familiare, un parente, un amico o un vicino di casa.
Perdonare è come risuscitare un morto, perché ridà la vita a chi è sepolto nella “tomba” del nostro cuore. Ma è anche un “super regalo” fatto a se stessi, perché ridona pace e serenità. Anzi, restituisce la gioia vera. Quella duratura: «Volete essere felici per un istante? – scriveva Lacordaire – Vendicatevi. Volete esserlo sempre? Perdonate». Felice Quaresima! 

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