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Dove sta incominciando la politica del futuro

10 Aprile 2021
di Redazione
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Dove sta incominciando la politica del futuro

In campo per il bene comune di Leonardo Becchetti

Si sta avviando sotto le ceneri della tragedia della pandemia un grande periodo di riflessione- rielaborazione politica. Proprio come nei gran premi automobilistici quando ci sono problemi o incidenti e arriva la safety car a frenare i bolidi, e le macchine dietro di essa percorrono disciplinatamente qualche giro senza darsi battaglia per poi prepararsi a riprendere la corsa.Dietro la safety car di Draghi il Partito democratico ha cambiato leadership e si propone di creare un’interazione e un dialogo più strutturale con la società civile. Dello stesso avviso l’ex premier Conte che lavora con i leader del Movimento 5 Stelle a un Movimento 2.0. Si muove anche un’area riformista liberale attorno a partiti oggi minori e ad alcuni movimenti civici come Base ed Insieme per cercare di proporre una nuova alternativa.
Resta sullo sfondo l’area della destra con al centro la nuova Lega che, se guardiamo ad alcuni dei suoi esponenti, è anch’essa in evoluzione e vorrebbe smarcarsi da alcune connotazioni più populiste e anti-solidariste che hanno caratterizzato il suo recente passato. Il pensiero conservatore, progressista e liberale risponde secondo MacLean a una tripartizione del nostro cervello dove la prima parte corrisponde all’area rettiliana della risposta attacco-fuga, la seconda a quella mammifera con il senso della comunità e la terza a quella della ragione e dell’emancipazione.
Piuttosto che separare le tre aree del nostro cervello (che corrispondono alle nostre pulsioni profonde) abbiamo però bisogno di una sintesi che le integri. Nel nostro Paese la sintesi più bella delle tre visioni la troviamo nella seconda parte dell’art 3 della Costituzione dove si parla di bene comune (creare le condizioni per la realizzazione della persona), di liberazione da lacci e lacciuoli e di pari opportunità. La sintesi odierna deve riprendere quell’approccio incorporando i progressi e gli avanzamenti fatti in ogni campo dei saperi da allora a oggi.
Piuttosto che contrapporre le tre scuole di pensiero (e le tre aree cerebrali) dobbiamo collegarle in modo virtuoso. La parte conservatrice trova la sua dignità nella valorizzazione delle radici culturali e spirituali della nostra tradizione che – come la Pasqua ci aiuta a comprendere – è tesoro sapienziale consegnato dalle generazioni passate a quelle future e mai come nel nostro Paese si ricollega al genius loci e a quanto di più forte ed originale abbiamo nella nostra storia. Le parti progressista e liberale si integrano se la fatica della ragione e dell’innovazione è orientata alla generatività e all’impatto sociale e ambientale creando valore economico sostenibile.
E come più volte si è scritto su queste pagine è la fraternità – la grande trascurata nel derby tra libertà ed eguaglianza della nostra società – la virtù, e il sentimento profondo, che ci consente di realizzare questa sintesi. Innovazione e fraternità sono germogli nuovi di un albero saldamente legato all’eredità culturale e spirituale italiana e possono propiziarne la riscoperta in forme altrettanto nuove (e mai come in questo periodo è possibile e facile capirlo, grazie alla testimonianza di papa Francesco). E sono anche la chiave per la sintesi politica del futuro.
Le vie concrete attraverso le quali tutto questo si mette in moto sono evidenti. Il nostro sistema economico, dalla nascita di Cristo a oggi, ci ha accompagnato da un mondo con 24 anni di vita media e 230 milioni di persone a uno con 73 anni di vita media e 7,8 miliardi di persone, 'creando' nel confronto tra ieri e oggi oltre 350 miliardi di anni di 'vita in più', ma è oggi vittima del suo stesso successo, e nella sua azione di sfruttamento e valorizzazione è arrivato ai limiti naturali del pianeta.
Ecco perché per realizzare la svolta della 'transizione ecologica' dobbiamo abbinare la necessaria creazione di valore economico alla sostenibilità sociale e ambientale, abbandonando due idee perniciose ancora purtroppo dominanti nella visione riduzionista dell’economia che va avanti in alcuni casi senza riflessione e con il pilota automatico.
La prima è che il benessere coincida in toto con il prezzo più basso (o con il surplus del consumatore), la seconda è che l’obiettivo dell’attività economica sia il massimo profitto. Prezzo minimo e massimo profitto realizzati 'non importa come', ovvero senza considerazione degli effetti collaterali sociali e ambientali sono il difetto strutturale del modello. L’orientamento a generatività, impatto, partecipazione e co-progettazione, ricchezza di senso (purpose), come orizzonte per l’azione sociale ed economica, è la chiave per risolvere il problema in una rivoluzione che trova sponde oggi anche nel pensiero e nell’azione di diversi protagonisti non solo dell’economia europea e meridiana, ma anche dell’economia anglosassone.
Questa profonda trasformazione non va calata dall’alto, ma va messa in moto a tutti i livelli (nazionali, regionali, locali) attraverso processi di partecipazione e co-progettazione con le reti della società civile, peraltro già avviati in molti casi soprattutto in riferimento al percorso dell’Agenda 2030 degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Le formazioni politiche che vinceranno la sfida del futuro saranno quelle capaci di realizzare questa sintesi orientata a generatività, impatto, co-progettazione fraternità che supera la logica della contrapposizione tra i diversi aspetti e mette assieme in modo innovativo e creativo tutti i desideri più profondi della persona e sposta in avanti la frontiera del progresso civile verso il bene comune.
 
di Leonardo Becchetti
Fonte: Avvenire 10 aprile 2021

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