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Don Costantino Stella: una luce di verità e di impegno

07 Gennaio 2020
di Redazione
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Don Costantino Stella: una luce di verità e di impegno

Intitolata al sacerdote la piazza principale di Resuttano

La piazza principale di Resuttano è stata intitolata a don Costantino Stella, l’arciprete parroco ucciso dalla mafia nel 1919, che aveva guidato il movimento contadino nei primi anni del secolo scorso e fondato la Cassa Rurale come strumento di riscatto dall’usura dei poteri criminali.Con una cerimonia partecipatissima, il 6 gennaio, dopo la S. Messa celebrata dal Vescovo Mons. Mario Russotto nella Chiesa Madre, alla presenza del Prefetto, del Sindaco, di tutte le autorità cittadine e dei dirigenti della Banca di Credito Cooperativo “Don Costantino Stella” che opera nel territorio, la piazza principale del paese, già dedicata al Presidente americano Roosvelt, è stata intitolata al coraggioso sacerdote resuttanese, assumendone in pieno tutta l’eredità morale, l’impegno civile e la passione credente e proponendoli a tutta la cittadinanza come valori simbolici esemplari della propria identità collettiva.
Anima e mente del movimento cattolico sin dagli ultimi anni dell’800, don Costantino Stella si era impegnato con passione nella promozione spirituale e sociale della società contadina del suo territorio: fondatore della Cassa Rurale e guida politica dei cattolici che avevano conquistato l’amministrazione del Comune nel 1902 e nel 1904, giornalista combattivo, era stato amico personale di Don Sturzo ed esponente di rilievo regionale del movimento politico degli amministratori cattolici.
È stato un antagonista irriducibile per i poteri forti che dominavano allora le campagne siciliane, un uomo scomodo e un sacerdote inflessibile, nemico di ogni compromesso che potesse appannare la visione limpida di una Chiesa schierata a difesa degli ultimi e capace di costruire strumenti concreti per tutelare i loro diritti in una società da sempre segnata dal privilegio dei latifondisti e dall’arroganza dei gabelloti. Una società in cui la dignità e la vita delle persone valevano poco di fronte agli interessi di chi da sempre aveva comandato.
La vendetta della mafia lo aveva raggiunto a freddo, una sera del 1919: sulla soglia di casa una mano omicida lo aveva colpito a coltellate lasciandolo in un lago di sangue. Nessuno avrebbe conosciuto il nome e il volto dell’assassino, e sul movente dell’omicidio i depistaggi di comodo avevano deviato le indagini, presto abbandonate.
Ad un secolo di distanza la sua comunità ne assume pienamente l’esempio morale e civile, dedicandogli il luogo simbolico del legame sociale in cui si celebrano i momenti più importanti della vita della comunità cittadina.
Dal suo nome il Vescovo ha proposto nella sua omelia una metafora della luce che guida le comunità nella ricerca della verità: come la stella dei Magi li ha guidati fino all’Epifania del Signore, don Stella ha rappresentato per i suoi concittadini una guida sicura ed un riferimento luminoso per una vita cristiana solidale e libera dai condizionamenti della sottomissione ai potenti.
 

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