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Don Bosco: il Vangelo che passa dal cuore

30 Gennaio 2020
di Redazione
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Don Bosco: il Vangelo che passa dal cuore

Lettera dei giovani della parrocchia S. Cuore

I giovani impegnati nella parrocchia S. Cuore, in occasione della festa di San Giovanni Bosco, gli hanno indirizzato una lettera, assumendo l'identità di Bartolomeo Garelli, il primo ragazzo recuperato dal Santo dalla emarginazione e dalla ignoranza.L'8 dicembre 1841 il piccolo muratore di Asti, cacciato a bastonate dal sagrestano della chiesa di S. Francesco a Torino, veniva accolto da don Bosco con affetto e disponibilità, e, conquistato alla formazione religiosa, diventava il primo riferimento per l'oratorio che avrebbe costituito un modello impareggiabile di pastorale per i giovani difficili, più emarginati, deprivati nell'istruzione e nell'affetto.
Un modello che ancora oggi, nell'apertura totale all'ascolto e all'accoglienza, può essere proposto per accompagnare i giovani in percorsi di aggregazione, di ricerca di senso e di relazioni significative.
La parrocchia del Sacro Cuore a Caltanissetta, retta dal parroco Don Salvatore Rumeo, continua il carisma del fondatore dei Salesiani, promuovendo attività per i ragazzi di tutte le età, attivando corsi di catechismo per oltre cinquecento adolescenti da tutti i quartieri cittadini e sviluppando progetti culturali e di socializzazione con ottanta giovani che animano laboratori teatrali, produzione di musical, laboratori di ceramica e di cucina.
Il Santo dei giovani delle periferie esistenziali della fine dell’800 rivive oggi nell’azione pastorale quotidiana di una parrocchia che investe il suo impegno per costruire risposte positive alle marginalità che oggi li insidiano, spesso investiti da una crisi di senso e da disorientamenti profondi che trovano nella Chiesa accoglienza e incoraggiamento per riconquistare fiducia in se stessi e sviluppare i propri talenti.
Ecco il testo della Lettera:
Lettera a Don Bosco
Caro Don Bosco, mi chiamo Bartolomeo Garelli e ho delle cose da dirti che mi stanno tanto a cuore. E sono sicuro che mi presterai attenzione. Come sempre!
Ti ricordi sicuramente di me e di quello che accadde tanto tempo fa. Volevo ringraziarti per come mi hai accolto in quel lontano 8 dicembre 1841 nella chiesa di San Francesco a Torino anche se non avevo mai servito la Santa Messa. Un incontro che ha cambiato la vita di entrambi. Ricordo che per prima cosa mi insegnasti il segno della croce. Non andavo a catechismo perché mi vergognavo. Infatti i ragazzi più piccoli sapevano rispondere alle domande e io che ero più grande non sapevo niente.
Mi chiedesti se sapessi fischiare e io subito sorrisi. Non è facile sentirsi accolti né tantomeno capire che essere prete significa spendere la vita per i più piccoli e indifesi. E tu lo hai fatto. Fino alla fine!
Non mi hai preso a bastonate ma chiamato…”amico mio”! E poi, in fondo, il sacrista Giuseppe Comotti allontanandomi stava facendo il suo lavoro. Hai incontrato tante difficoltà, molti ostacoli ma con l’aiuto del Signore e della sua carissima Mamma Maria hai realizzato tutti i tuoi sogni. Perché il tuo è stato soprattutto il sogno di Dio per noi ragazzi e giovani. E tutti ci siamo ritrovati in questo grande gioco del Signore. Non si era mai sentito dire per le strade di Torino e nelle sacrestie di tutto il mondo che un prete potesse dedicare tutta la sua vita ai ragazzi. Ogni attimo, ogni respiro, ogni momento a fianco dei giovani più mascalzoni e scapestrati.
E di noi hai fatto un gregge “quasi” ubbidiente. Ci hai guardato con amorevolezza e sguardo di padre e per noi hai dato voce alla gioia e all’allegrezza, educandoci alla bontà e alla mitezza.
Che santa donna la tua carissima mamma. Nel suo cuore c’è stato spazio per tutti noi...Ci raccontavi che sulle sue ginocchia hai imparato a conoscere Gesù e i suoi miracoli. Ha pregato tanto per la tua vocazione e Mamma Margherita ti ha sempre collaborato nelle tue interminabili giornate. Orgogliosa di te e dei tuoi ragazzi.
Sono certo che per noi di nascosto hai versato qualche lacrima a motivo delle nostre mancanze e furberie e per qualche grosso dispiacere non hai chiuso occhio. Nonostante tutto sono sicuro del tuo perdono. E magari ci hai sorriso sopra…
Ti voglio ora parlare di quello che accade nel mondo e di come tanti giovani vivono la loro vita. Gli uomini non cercano più la pace e la fratellanza e hanno messo il successo e la carriera davanti a tutto. Sono diversi, poi, i giovani che si sono allontanati dall’amicizia di Gesù e hanno intrapreso una brutta strada che porta alla tristezza e all’infelicità. Quanti cuori spenti e freddi, quante vite tiepide e senza senso! Si è persa la voglia di vivere e si tira a campare. Quanti giovani si sono smarriti e quanti attendono con impazienza anche una pacca sulle spalle e ritrovare così il sorriso.
Tu mi hai insegnato che è bello stare con Gesù, che il Vangelo passa dal cuore e non solo dalla testa, che la preghiera è gioia e tutti formiamo una sola famiglia. Lo abbiamo capito in tanti e migliaia e migliaia di giovani nel mondo si sono arresi alla forza del Vangelo.
Quanti giovani nella Chiesa dedicano il loro tempo ai più piccoli, studiano e inventano modi per portare tante anime a Gesù e Maria! La chiesa ha bisogno di noi e noi della chiesa. Tu hai dato l’esempio e tanti sacerdoti te ne sono grati. Hai saputo gettare il seme della gioia e da quella piccola sacrestia di Torino con un solo gesto è venuto fuori un mondo meraviglioso: l’oratorio.
Mi hai chiesto di portare i miei amici e così giorno dopo giorno, anno dopo anno, in tanti luoghi, in tante chiese e città i ragazzi si ritrovano per andare a catechismo, giocare, danzare, cantare e gridare la loro gioia. E quanti sacerdoti e genitori nel mondo dedicano la loro vita per rendere sempre giovane la Casa del Signore.
Salutami i miei carissimi genitori e dì loro che non sono stato mai solo perché in te ho trovato un padre, una madre, un fratello e soprattutto… un amico sincero!
Dimenticavo…guarda Don Bosco che io so veramente fischiare e se tu vuoi al mio arrivo in Paradiso posso insegnare agli angeli e ai santi l’arte del fischio…se il Padrone di Casa lo permette. In fondo quello lì è l’oratorio più bello.
Tuo Bartolomeo
 
 

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