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"Ogni giorno della nostra vita siamo chiamati a passare dal buio alla luce"

02 Novembre 2019
di Redazione
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"Ogni giorno della nostra vita siamo chiamati a passare dal buio alla luce"

Il Vescovo celebra la commemorazione dei defunti a S. Maria degli Angeli

Nella splendida cornice della chiesa di S. Maria degli Angeli gremita di popolo il Vescovo Mons. Mario Russotto ha presieduto la celebrazione eucaristica di commemorazione dei defunti, il 2 novembre, alle 10,30, alla presenza di tutte le autorità civili e militari.Dopo aver visitato il cimitero monumentale per deporre corone di fiori sulle tombe dei nisseni illustri, al mausoleo delle vittime civili della seconda guerra mondiale e davanti alle tombe dei migranti senza nome delle stragi silenziose del Mediterraneo, è stata concelebrata la S, Messa nella chiesa medioevale ai piedi del Castello di Pietrarossa, la più antica del centro storico, recentemente restaurata a cura della Soprintendenza BB.CC.AA nella quale ogni domenica, alle 8,45, il parroco di S. Domenico padre Alessandro Rovello, celebrerà l'Eucarestia per i nisseni.
"Ogni giorno della nostra vita siamo chiamati a passare dal buio alla luce - ha ricordato il Vescovo nella sua omelia - siamo chiamati cioè a trovare il coraggio di vivere. Perché ci vuole coraggio per vivere, perché bisogna prendere in mano il nostro stesso cuore, perché dobbiamo riaccendere in noi la fede in un Dio che non è un despota crudele ma è un padre misericordioso, felice di renderci felici, addolorato se noi ci perdiamo".
"La commemorazione dei defunti ci spinge a una duplice riflessione - ha proseguito - da una parte disseppellire la speranza e dall’altra seppellire l’orgoglio. Disseppellire la speranza perché è la speranza che ci sprona, ci spinge ad andare avanti nella nostra vita nonostante le fatiche, le difficoltà, nonostante i sacrifici e nonostante le ferite che la vita stessa ci procura. Disseppellire la speranza perché a volte viviamo troppo da rassegnati nel teatro di questa storia, quasi consegnati a un ineluttabile destino, e ci trasciniamo nella nostra vita recando sulle nostre spalle il peso del nostro cadavere.
Disseppellire la speranza perché nonostante tutto vale la pena vivere, se impariamo a dare un orientamento alla nostra vita, se riusciamo a cogliere l’essenziale che è invisibile agli occhi, se attraverso ogni altro che incontriamo sappiamo andare oltre, se anche nel non-senso vi troviamo un senso, perché sarebbe davvero eccessivamente crudele nascere, crescere, soffrire, per non vedere mai più la luce."
"Ma perché tutto questo possa attuarsi è necessario seppellire il nostro orgoglio - ha concluso il Vescovo - è il nostro grande nemico, l’orgoglio. L’orgoglio di prevalere, l’orgoglio di voler essere migliori degli altri. L’orgoglio, che ci fa cadere ogni volta che noi pensiamo di averlo sconfitto. L’orgoglio che non ci permette di entrare con gli altri nel dialogo dell’umile amore. L’orgoglio che asserve gli altri a sé e non ci fa chinare nel servizio.
Dobbiamo seppellirlo questo orgoglio, se vogliamo costruire una esistenza motivata dalla speranza dobbiamo imparare l’arte dell’umiltà: dobbiamo davvero crocifiggere l’orgoglio. Se vogliamo sopravvivere a noi stessi dobbiamo seppellire l’orgoglio.
Allora commemorare i nostri defunti significa davvero convincerci che è la speranza che li ha sorretti, è la speranza che ha dato loro la forza di lottare, di affrontare qualsiasi sacrificio. E nel nostro cimitero ci sono uomini e donne illustri, ma anche gente comune, i poveri di strada, i naufraghi senza nome: ci sono tutti e tutti in quella casa comune, che forse ospita oggi più abitanti della nostra città.
Commemorare i defunti significa allora convincerci che non vale la pena cercare di apparire, di avere, di accumulare, perché tutto lasceremo, tutto crollerà, solo Dio resta. Quel Dio che noi cerchiamo, che noi incontriamo, che noi serviamo, se ci facciamo prossimi d’amore a ogni altro, a ogni altra.
Perché siamo chiamati a costruire non una città di morte, non una città di silenzio, ma una civiltà dell’amore, una città solidale, una città che possa ancora scrivere pagine illustri di futuro."

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