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Dalla stalla alle stelle

02 Gennaio 2020
di Redazione
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Dalla stalla alle stelle

L'editoriale di Mons. Giuseppe La Placa su L'Aurora dicembre 2019

“Tu scendi dalle stelle”. È questo il canto che identifica il Natale. Da sempre. È questo il canto che cantiamo ogni Natale per ripercorrere, con il cuore e con la fede, il “viaggio missionario” di Dio: “dalle stelle alla stalla”. Dalle “stelle” della sua divinità alla “stalla” della nostra umanità. Il suo “cielo” nella nostra “stalla”, per ricordarci che anche noi, impastati di terra, siamo “figli delle stelle”. Figli, cioè, di un “de-siderio”, a volte sopito, che siamo chiamati a ridestare per seguire la luce che rimane ad indicare il cammino, la strada da seguire.
Natale! Storia di un Dio che “scende dalle stelle”, per riportare l’uomo a respirare cielo. L’Infinito in una culla, il Tutto nel frammento, l’Assoluto nell’infinitamente piccolo, affinchè l’uomo, polvere di stelle, ritorni a brillare di quella Luce da cui proviene e di cui è fatto.
Natale! Il fascino di un Dio che si abbrevia, si rende vulnerabile, che si fa così vicino all’uomo da condividere il suo stesso atto di nascere. Di un Dio che si lascia alle spalle la sua gloria per farsi racchiudere nell’umanità tenera e fragile di un Bambino: «Perché la debolezza divenisse forte – scriveva Agostino – la fortezza si è fatta debole». Realizzando, in maniera inaspettata, l’antico sogno dell’umanità, quello cominciato in paradiso: essere come Dio.
Nel Natale quel sogno diventa realtà, non per la grandezza dell’uomo che non può farsi Dio, ma – diceva il papa emerito – per l’umiltà di Dio che scende ed entra in noi e ci eleva alla vera grandezza del suo essere.
È questo il fascino di quel “mirabile scambio” che cancella l’incolmabile distanza tra il Dio eterno ed infinito e la contingente finitezza dell’uomo: «Colui che dà ad altri la ricchezza si fa povero. Chiede in elemosina la mia natura umana perché io diventi ricco della sua natura divina. Colui che è la totalità, si spoglia di sé fino all’annullamento. Si priva, anche se per breve tempo, della sua gloria, perché io partecipi della sua pienezza» (Gregorio Nazianzeno).
Un Dio in fasce e in una mangiatoia. In questo contrasto tra gloria e povertà, in questo inestricabile impasto di profumo d’incenso e odore di stalla, è tutta la magia e l’incanto del Natale.
“Dalle stelle alla stalla”. In Gesù Cristo, Dio ha ormai compiuto il suo viaggio. Ora tocca a noi, pastori erranti e brancolanti, metterci in cammino verso la Luce. Proprio a partire dalla “stalla” della nostra umanità, dove un giorno si è posata la Stella della casa di Davide. Quella Stella che abbiamo mille volte spenta, resa opaca, ridotta in polvere di terra.
In un angolo nascosto e buio di “quella stalla”, però, ognuno di noi conserva ancora la memoria di “quella Stella” che continua a suscitare nostalgia e desiderio di nuova nascita e nuova luce.
Ripartiamo allora da quel desiderio, da quei frammenti di luce che il Dio Bambino continua a seminare nei nostri cuori, ricordiamoci che siamo stati strappati dal potere delle tenebre e trasferiti nel Regno della luce, riconosciamo la nostra dignità di figli di Dio, per non ritornare più – come ci esorta Leone Magno – «alla condizione spregevole di un tempo».
E allora sarà Natale! Potrà riprendere il viaggio della vita… “dalla stalla alle stelle”.Mons. Giuseppe La Placa
Vicario Generale

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