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"Coraggio non temete!"

27 Aprile 2021
di Redazione
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"Coraggio non temete!"

Editoriale di Mons. Giuseppe La Placa L'Aurora aprile 2021

 Che le emozioni siano contagiose tanto quanto lo sono le malattie che colpiscono il fisico, è ormai scientificamente dimostrato. Le neuroscienze ci dicono che ci sono aree nel nostro cervello che si attivano quando percepiamo un’emozione in chi ci sta accanto, finendo a sua volta per provarla anche noi. È quello che gli studiosi chiamano “contagio emotivo”. Un istinto irrazionale che ci spinge, ad esempio, a ridere se qualcuno sta ridendo o a spaventarci se qualcuno vicino a noi si spaventa per qualcosa.
 
Tra tutte le emozioni che noi proviamo, la paura è sicuramente una delle più forti e, quindi, una delle più contagiose. Lo stiamo sperimentando in questi giorni nei quali, spesso in maniera irriflessa, siamo coinvolti in una sorta di trauma collettivo che sta travolgendo le nostre vite e le nostre abitudini. Non solo sul piano della quotidianità, ma anche su quello emotivo e relazionale. Inquietudine, preoccupazione, ansia, tristezza, addirittura angoscia, sono i sentimenti che ci accompagnano in questo perdurante tempo di pandemia. Si ha paura di tutto: del contagio, della solitudine, della povertà, della restrizione della libertà. Si ha paura di morire o di veder morire qualcuno dei propri cari.
Il periodo che stiamo vivendo, infatti, sta mettendo a dura prova non solo la nostra resilienza – ovvero la capacità di adattarci ad un evento drammatico, qual è la pandemia, facendolo diventare opportunità e risorsa positiva – ma sta provocando anche la fede di tanti cristiani, tentati addirittura di allontanarsi da un Dio ritenuto irrilevante, incapace ad intervenire in soccorso dell’uomo in questa “tempesta” che si è abbattuta su tutta l’umanità.
Certo, il silenzio di Dio a volte è insopportabile e può davvero disorientarci. Il cardinal Martini scriveva che «in noi c’è un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere». La fede, infatti, è spesso chiamata a convivere anche con la paura, il dubbio e l’incertezza. Non dobbiamo vergognarci, pertanto, se in questi giorni difficili abbiamo vissuto momenti di sconforto e scoraggiamento o se, qualche volta, ci siamo chiesti se per caso il Signore ci avesse abbandonati. Una fede incerta, “nuda”, privata dei segni, una fede che convive con il dubbio, non per questo è una fede meno profonda e autentica.
Il cristiano sa, però, che è proprio lì dove tocchiamo la nostra fragilità e il nostro limite che Dio si rivela a noi come Signore e Salvatore: «La fede – ci ricorda papa Francesco – non è una forza magica che scende dal cielo e nemmeno un superpotere che serve a risolvere i problemi della vita».
La fede è la consapevolezza che la nostra vita è nelle mani di Dio, è preziosa ai suoi occhi ed è da lui custodita, anche quando deve passare attraverso momenti difficili e fare i conti con l’umana fragilità. Dio non ci lascia mai soli: «L’ora della tempesta e del naufragio – scriveva il teologo protestante Bonhoeffer – è l’ora della inaudita prossimità di Dio, non della sua lontananza. Là dove tutte le altre sicurezze si infrangono e crollano e tutti i puntelli che reggevano la nostra esistenza sono rovinati uno dopo altro, là dove abbiamo dovuto imparare a rinunciare, proprio là si realizza questa prossimità di Dio, perché Dio sta per intervenire, vuol essere per noi sostegno e certezza».
Anche questo tempo della pandemia, allora, può essere un tempo favorevole per crescere nella fede e per alimentare quella speranza che sta nel sapersi accompagnati da un Dio buono e compassionevole, che ascolta le nostre paure, si fa vicino alle nostre ferite, non lascia vacillare il nostro piede e rimane anche oggi Colui che osserva la miseria del suo popolo e scende per liberarlo (Es 3,7-8).

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