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Con Maria non saremo mai soli!

02 Maggio 2019
di Redazione
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Con Maria non saremo mai soli!

Aperto a Siracusa il mese mariano dal nostro Vescovo Mons. Mario Russotto

Con Maria non saremo mai soli! Con una solenne concelebrazione presieduta dal nostro Vescovo, Mons. Mario Russotto, il 1° maggio alle 10,30, si è aperto il mese mariano nel Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, il più importante santuario mariano della Sicilia, nella Diocesi più antica in cui il cristianesimo si è radicato in occidente pochi anni dopo la morte di Gesù.  
Mons. Russotto guidava un pellegrinaggio promosso dall’Associazione Diocesana “San Giovanni Paolo II”, che ha riunito oltre 120 pellegrini da Caltanissetta, S. Cataldo, Mussomeli, Sutera, Vittoria, Comiso e Ragusa.
Il valore esistenziale del pellegrinaggio come ricerca di senso è stato subito sottolineato nell’omelia, in un’aula gremita di fedeli in una giornata particolare nella vita delle nostre comunità.
“Venire in pellegrinaggio al Santuario della Madonna delle Lacrime significa comprendere che la nostra vita è un pellegrinaggio, che tutta la nostra vita è un cammino – ha esordito il Vescovo Mario - significa comprendere che nel pellegrinaggio della vita non siamo soli, non siamo soli se sappiamo cercare compagnia, e nel pellegrinaggio della vita si va avanti quanto più si è radicati in Cristo Gesù.”
“Tutta la nostra vita non è altro che un esodo, un continuo uscire - ha continuato il Vescovo - e ogni uscita è un trauma: siamo usciti dal grembo della nostra mamma, e questo esodo pasquale è stato un trauma, perché significa, per il bimbo che nasce, lasciare il certo per l’incerto, uscire dalla protezione e dal calore di un grembo e affrontare un mondo nuovo, un’avventura sconosciuta.
Poi c’è l’esodo dall’infanzia, l’ingresso nell’adolescenza: e anche questo esodo è traumatico, ed è un esodo pasquale. Poi c’è l’esodo dall’adolescenza alla giovinezza, l’esodo dalla giovinezza all’età adulta, con assunzioni di responsabilità. Poi c’è l’esodo da questo mondo”.
Esodo e ricerca di una meta, disorientamento e coraggio nell’affrontare il percorso della nostra vita, sono stati la chiave di lettura del valore delle lacrime di Maria, versate a più riprese in una povera casa di Siracusa nell’agosto del 1953, che nel Santuario si conservano in un prezioso reliquiario, e sono il cuore di una devozione popolare che oggi più che mai può essere vissuta come segno di nuova relazione spirituale che unisce la nostra vita quotidiana al cielo, che sostiene la speranza contro la precarietà e le fragilità che segnano la nostra esistenza.
La compagnia che siamo venuti a cercare, insieme, in questo Santuario, è quella di una madre: la compagnia di Maria Santissima, questa madre che, nella sua discrezione, nella sua apparente assenza, ha davvero lasciato un segno in questa città, nella nostra isola, nell’umanità: il segno delle sue lacrime, il dono delle sue lacrime.”
Lacrime di compagnia – ha proseguito il Vescovo - nel deserto del nostro pellegrinaggio, lacrime di solidarietà per il dolore di una madre, lacrime di sororità per la sofferenza, il travaglio di una famiglia, lacrime di complicità, per tutti quelli che in un modo o nell’altro attraversiamo il non senso della vita, o tocchiamo con mano l’assurdo, o sprofondiamo nell’orfananza di amicizia, di relazione, di affetto, lacrime di comprensione materna, per tutti quelli che nel pellegrinaggio della vita fanno fatica a vedere Dio, per tutti quelli che sono costretti a lasciare la loro patria, la loro terra, la loro lingua, e a cercare rifugio altrove.
Le lacrime di Maria: lacrime di donna, lacrime di madre, lacrime di sorella, perché Lei sa cosa vuol dire perdere una persona cara, cosa vuol dire sopravvivere al Figlio che si è generato; Lei sa cosa vuol dire essere rifiutati, ripudiati, abbandonati, e vivere il pellegrinaggio della vita come continue separazioni, come esodo continuo, come ricerca.”
E “nel segno delle lacrime, Maria ci insegna che non dobbiamo rassegnarci alle sconfitte, alla tiepidezza, alla mediocrità della vita, ma dobbiamo cercare, scavare, perché possiamo essere di più. Molto di più.”
Essere radicati in Cristo Gesù, questa la chiave per uscire dalla solitudine e dall’abbandono. “La sofferenza di Gesù, comunicata a Nicodemo, è che anche i devoti, anche chi vive una certa religiosità, parla sempre delle cose della terra, cerca la gioia nel successo, nel denaro, nelle gratificazioni, nella carriera, nell’applauso che riceve dagli altri. Gesù invece vuole uomini e donne capaci di cercare il cielo, capaci di respirare e far respirare a tutti aria di cielo. E qui Maria Santissima è davvero un velo di cielo in terra: un cielo bagnato dalle sue lacrime; e quindi Dio ci capisce, perché Lei dal cielo ha pianto in terra, e quindi porta le lacrime della terra al cielo”.
Il salto di qualità nella nostra devozione, nel nostro cercare in Maria accompagnamento e conforto, deve segnare per ciascuno di noi l’assunzione di un impegno responsabile, non conformista, non rassegnato, nella nostra vita e nel nostro vivere sociale. Protezione per infondere coraggio, affidamento per alimentare la speranza e la fiducia in una conversione e di una santità possibile.
Affidiamoci seriamente a Maria – ha concluso il Vescovo Mario - cerchiamo di parlare attraverso i segni significanti della nostra vita, vissuta nella fede, nella speranza, nell’amore. Non stanchiamoci di camminare, ma andiamo avanti e facciamo della nostra vita un canto d’amore, e facciamo delle nostre relazioni un velo di celeste grazia. E con Maria mai siamo e saremo soli”.
 
 
 
 

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