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"Cambiare per vedere il positivo che è dentro di noi!"

04 Aprile 2021
di Redazione
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"Cambiare per vedere il positivo che è dentro di noi!"

Pasqua di Resurrezione nell’omelia del Vescovo Mario

Un’omelia vibrante, accorata, a tratti sferzante, come da tempo non accadeva, quella del Vescovo Mario alla Messa di Pasqua in Cattedrale: affrontando subito la contraddizione tra la gioia del giorno della Resurrezione e il permanere tra i nisseni del peso insopportabile di un’accidia che ci impedisce di cambiare veramente, attardati come siamo a crogiolarci nell’immobile litania delle nostre lamentazioni. 
Una città grigia, mediocre, tiepida, che non riesce a risollevarsi, forse perché i suoi abitanti non riescono a trovare la forza di cambiare cambiando se stessi, e sguazzano nell’invidia, nella gelosia e nel fare in modo che nessuno emerga: almeno nella mediocrità si sta tutti bene.
La pandemia dovrebbe cambiare molte cose, dovrebbe farci comprendere che siamo tutti sul baratro, fra la vita e la morte, ma ho come l’impressione che in noi nulla sia cambiato, nulla stia cambiando. Siamo gli stessi dell’anno scorso, anzi, quest’anno la situazione della pandemia sta mostrando chi sono i veri credenti, pochi, assai pochi, e chi sono i devoti che risorgono solo per fare i protagonisti nella Settimana Santa, molti”.
Se Cristo è risorto non seppelliamo Dio dentro il nostro cuore, altrimenti questa città non avrà mai futuro. Scarichiamo sempre le colpe su chi governa, su chi detiene il potere, sui vari responsabili; ma siamo noi i responsabili dell’inedia, dell’accidia e del grigiume di questa città. Noi, che ci ostiniamo a camminare nel sottobosco della speranza, che rinunciamo fin dall’inizio a cambiare davvero il nostro cuore e la nostra mente, trascinandoci in una mediocrità che ha stancato questa città”.
È un paradigma nuovo che deve scandire la vita della società nissena, capovolgendo le negatività in ricerca di tutto ciò che è positivo, liberante, capace di costruire futuro:
È l’ora, in questa Pasqua, di deciderci a cambiare – ha continuato il Vescovo Mario – a vedere il positivo che è dentro di noi, che è fuori di noi, a incoraggiare chi fa qualcosa di buono, non a vivere di gelosie e di invidia, a promuovere prossimità e solidarietà, ad accendere alti ideali di vita e di senso, per i nostri giovani, che diversamente fuggiranno, lasciando una città di vecchi, apatici e stanchi di vivere. Questa Pasqua deve insegnarci che non abbiamo più tempo. Ora o mai più!
Agire insieme, superare l’individualismo egoista e autoreferenziale è l’altro punto di forza del nuovo paradigma:
Carissimi figlioli, lasciamoci incendiare il cuore e la mente da questo amore ardente di Dio, che si fa entusiasmo, si fa passione atletica perché tutti possiamo correre sulle piste della vita non calpestando chi ci sta attorno, ma dandoci le mani per arrivare tutti insieme. Tutti insieme, siamo chiamati a portare in alto questa città che merita più di quanto noi nisseni riusciamo a dare.
Non piangiamo, allora, su noi stessi, non scadiamo nella litania delle lamentazioni. Cominciamo a dire: posso cambiare, posso essere diverso, voglio cambiare! voglio risorgere, lasciando inchiodato alla croce del mio Io tutto ciò che mi opprime, tutto ciò che non ha il sapore di Dio, tutto ciò che non ha il gusto dell’amore e della solidarietà, tutto ciò che di negativo c’è dentro di me. E questo abisso di negatività dobbiamo coprirlo una volta per sempre, altrimenti continuiamo a caderci dentro”.
È una tessitura del cambiamento, nella visione del Vescovo Mario, che intreccia esistenze personali e legami sociali da stringere, quotidianità e storia, in un impegno capace di dare identità e senso alla comunità in cui viviamo, trasformandola con la coerenza della fede:
Allora sì, credenti e testimoni credibili della possibilità e della speranza fondata sull’impegno di poter cambiare noi stessi e di poter dare un volto nuovo a questa città. Perché solo tre giorni la morte ha incatenato Dio. Tre giorni, e poi è risorto ed è canto di primavera per sempre”.

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