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"Bisogna stringere un patto se vogliamo salvare la città!"

28 Settembre 2020
di Redazione
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"Bisogna stringere un patto se vogliamo salvare la città!"

L'appello del Vescovo Mario alla Messa di riparazione per S. Agata

Bisogna stringere un patto se vogliamo salvare la città! Un patto nella città: un patto fra famiglie, un patto fra istituzioni, un patto fra generazioni, senza scoraggiarci”. 
Ha parlato con il coraggio profetico e la visione progettuale di chi conosce in profondità le vite e la storia della comunità che guida, il Vescovo Mario, nell’omelia della Messa di riparazione dopo gli atti vandalici che hanno colpito la chiesa di S. Agata ad opera di un gruppo di giovani nisseni, alcuni con precedenti penali, subito individuati ed arrestati dalle forze dell’ordine.
Sarebbe stato facile, quasi scontato, evocare la crisi dei valori di una società sempre più scristianizzata, disorientata, sbandata, che nel gesto sacrilego ha espresso una manifestazione del disagio che dilaga tra i troppi emarginati che popolano i quartieri della nostra città. Ma il Vescovo Mario è andato ben oltre, perché quel disagio lo ha conosciuto e compreso in profondità, lo ha guardato negli occhi di uno di quei ragazzi che aveva ospitato, come usa fare in quaresima, alla sua tavola in episcopio.
Pur esprimendo dolore profondo per lo strazio della vandalizzazione della chiesa, fissato nelle foto che tanto hanno turbato tutta la comunità cittadina, e “anche lo strazio del cuore di Gesù nel vedere profanato questo tempio, nel vedere l’Eucaristia, quelle ostie consacrate, che sono la presenza reale di Cristo Gesù, in corpo sangue anima e divinità, sparse per la chiesa” non ha scelto il registro del vittimismo per la ferita subita, ma ha fissato lo sguardo sull’origine profonda di quell’atto di profanazione, con il coraggio di chi sa di dover essere pastore e guida del popolo che gli è stato affidato senza compiacenze e senza toni consolatori.
Nel tempio è la Chiesa stessa che si sente profanata; e mentre il tempio in poco tempo può essere rimesso a posto, riordinato, ripulito, il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa ha bisogno di una pulizia molto più radicale, di un riassetto molto più profondo.
Viviamo in un tempo di grande smarrimento, confusione e profanazione della Chiesa. Ma i veri profanatori non sono questi ragazzi. I veri profanatori siamo noi: noi credenti, noi praticanti, che non siamo santi abbastanza da testimoniare la bellezza del Vangelo e il senso alto della vita ai nostri giovani.
Sì, loro hanno le loro responsabilità, e più che tossicodipendenti sono nullafacenti; magari non hanno delle robuste famiglie alle spalle. Quindi più che dare la colpa a loro, io da Vescovo dico: la colpa è nostra! Perché non abbiamo dato un volto nuovo a questa società! Non abbiamo dato un volto appassionatamente credibile a questa Chiesa che noi siamo! Non abbiamo cambiato le famiglie di questa città.
Questi giovani sono figli di questa società sbandata, smarrita, priva di valori: sono figli di questa società da noi creata. Allora siamo noi chiamati a riparare le lacerazioni del nostro essere e vivere da cristiani. Siamo noi chiamati a riparare, a fare il mea culpa, per tutto quello che non siamo stati capaci di dire, di dare, di offrire e di indicare ai nostri giovani, alle nostre famiglie”.
Il disagio che è emerso dall’episodio che ha colpito la Chiesa chiama in causa l’impegno dell’intero tessuto sociale della città. “Mi sarebbe molto piaciuto avere qui i rappresentanti delle istituzioni – ha proseguito il Vescovo Mario -  Non basta addolorarsi genericamente per un atto di inciviltà, ma questo è il momento in cui le istituzioni devono stringere un patto vero se vogliamo salvare la città: di collaborazione, di intesa, di promozione.
Dobbiamo stare tutti uniti per creare una nuova società, dare un volto nuovo a questi quartieri del centro storico di Caltanissetta, scrivere pagine nuove di storia bellissima che intanto solo Dio conosce: quella della vostra anima.
Invochiamo dal nostro Redentore una copiosa misericordia, una copiosa benedizione per tutti i giovani della città, per tutte le nostre famiglie, per questa bella comunità di S. Agata”.
Riconvertire e vincere il male con il bene: questa la sfida e la missione quotidiana, difficile, inquietante che la comunità cristiana deve affrontare se vuole dare un senso forte alla propria presenza nella società. È una missione che può cambiare la vita di tante persone, di tante famiglie ed è l’unica visibilità significativa che i cristiani devono cercare e costruire: trasformare la disperazione in una speranza possibile, di solidarietà e di riscatto per tutti. A partire dalla periferia della storia in cui viviamo.
 
 

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