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"Avete un compito altissimo: ridare speranza alla nostra gente"

24 Gennaio 2021
di Redazione
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"Avete un compito altissimo: ridare speranza alla nostra gente"

Il Vescovo Mario ai giornalisti nella festa di S. Francesco di Sales

Una Messa partecipata con intensità dai giornalisti nisseni nel giorno del patrono S. Francesco di Sales, nella Cappella Maggiore del Seminario, presieduta dal Vescovo, Mons. Mario Russotto e concelebrata con Mons. Giuseppe La Placa, Vicario generale e Direttore diocesano dell’Ufficio Stampa, presenti Assostampa e UCSI. 
Il cuore dell’omelia è stato il tema della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: Vieni e vedi(Gv 1, 46) e il messaggio di Papa Francesco che sollecita a ripensare a un modo nuovo, diverso, di incontrarsi e di fare comunicazione, un modo nuovo anche di abitare la relazione.
Bisogna superare la dimensione dell’informazione per stabilire comunicazione ha esordito il Vescovo Mario -  L’informazione è una caratteristica tipicamente maschile: perché gli uomini siamo portati a usare le parole come moneta di scambio, e quindi, dopo aver dato un’informazione abbiamo finito il nostro compito, invece le donne hanno un linguaggio di comunicazione: un linguaggio che tende a superare la semplice informazione, per stabilire una relazione, un contatto, stabilire una comunione, da persona a persona.
Perché non c’è soltanto la piazza mediatica nella quale lanciare una notizia: ci sono delle persone da raggiungere, attraverso quella notizia; e quanto più siamo testimoni, perché abbiamo visto e udito, tanto più possiamo stabilire una comunicazione corretta di quella notizia con i destinatari, in quanto ne abbiamo fatto esperienza.
Dunque la comunicazione tende a mettere in gioco, in questione, chi comunica e il destinatario della comunicazione: è il coraggio di prendersi a cuore prendendo a cuore l’altro. Ecco perché il Papa parla di “abitare la relazione”.
Suggestivo il paragone della mission del giornalista con l’annuncio distorto del profeta Giona, che non aveva saputo “consumare le suole delle scarpe” (come ricorda il Papa ai giornalisti) per percorrere le strade della vita quotidiana ed ascoltare le persone, viene superato dagli abitanti di Ninive e dal loro re che reagiscono alla sua profezia minacciosa di distruzione della città con la conversione e la preghiera tanto autentiche da convertire il cuore di Dio al perdono.
È la potenza dell’abitare la relazione come partecipazione alla sorte degli altri, condivisione e coraggio di cambiare vita – ha proseguito il Vescovo - Questa Giornata per noi deve segnare l’inizio di una vita nuova. Il tempo è breve: 84.000 persone in Italia sono morte di Covid; e quante famiglie sono morte alla speranza, perché si son trovate, dall’oggi al domani, nel baratro della miseria. E mentre le istituzioni dormono o chiacchierano e promettono, la Chiesa, nel suo silenzio, attraverso la Caritas diocesana, raggiunge queste persone.
È stato commovente l’esempio di tantissimi volontari, in occasione del Natale, giovani e meno giovani, uomini e donne, sposati e consacrati, o semplicemente cosiddetti lontani, che hanno offerto il loro tempo per i poveri, a confezionare dei pacchi, a dare lavoro alle nostre piccole aziende, perché abbiamo comprato da loro i prodotti nostri; e così abbiamo raggiunto centinaia di famiglie. Una storia straordinaria, una storia di bene, una trama di prossimità, di solidarietà, in silenzio, nel silenzio che non fa rumore, ma che si diffonde.
“Vieni e vedi”: e sono venuti qui i dirigenti della Caritas ambrosiana di Milano. Sono venuti, hanno visto e hanno detto: da noi è impossibile realizzare quello che fate voi, vogliamo aiutarvi a realizzare ancora di più. E grazie al loro aiuto abbiamo potuto realizzare tante altre cose”.
Segni di speranza, semi di rinascita, che è giusto comunicare ai nisseni per incoraggiarli a superare il complesso dell’ultima città nelle classifiche nazionali: “Mi sento di dire a tutti voi, figli di questa città – ha concluso il Vescovo Mario - come un tempo il profeta Michea disse ai piccoli, poveri abitanti di quel villaggio che si chiama Casa del pane/Betlemme: “E tu Betlemme, così piccola, non sei l’ultima delle città di Giuda”.
Voi giornalisti avete un compito importante: non date solo informazioni, ricevute per telefono o cercate via internet, dovete stabilire comunicazione. Dovete ritessere la speranza possibile nel nostro popolo. E dovete essere uniti, in questa comunicazione che vi chiama a solidarietà.
Avete un compito altissimo: ridare speranza alla nostra gente e ridisegnare l’utopia della civiltà. Voi davvero potete contribuire a cambiare la storia, a ridisegnare sentieri possibili di relazione, di cittadinanza, di solidarietà.
Mi fido di voi, perché so che nel vostro cuore siete onesti. Siatelo sempre, nella vostra mente e nel vostro comportamento.
 
 
 

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