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"A Natale riparte la speranza"

25 Dicembre 2020
di Redazione
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"A Natale riparte la speranza"

Le parole del Vescovo Mario nelle celebrazioni di Natale

Un Natale nel segno della speranza: la responsabilità della speranza nelle parole del Vescovo Mario nelle omelie delle due Messe di Natale nel tempo della pandemia, la Veglia della Vigilia e il pontificale del 25 in Cattedrale. 
Noi viviamo oggi in un tempo di contrasti e di paradossi – ha esordito nella Veglia del 24 - contrasti fra quello che vorremmo fare, esprimere, e l’opportunità di rispettare le regole, contrasto fra prossimità e distanza; e, per usare le parole di Qoelet, c’è un tempo per gli abbracci e un tempo per astenersi dagli abbracci.
In questa stagione drammatica, triste, segnata dalla pandemia, mentre dilaga nel cuore di tanti la paura, ecco che ci viene consegnata una buona notizia, ci viene affidato un Vangelo, un annuncio di gioia: “E’ nato per voi un bambino!” e in quel quasi niente di uomo il cielo si squarcia, la notte viene infranta dalla luce e gli angeli parlano proprio con gli uomini smarriti, emarginati, che abitavano la notte”.
Dalla marginalità dei pastori dimenticati dalla storia alla speranza che nasce con il Bambino: “E così, mentre noi respiriamo aria di krisis, Dio ci annuncia una karis: e questo tempo di crisi, questo tempo virulento e mortale, questo inverno delle relazioni, questo inverno della crisi economica è in realtà un tempo di grazia: tempo di raccoglimento, di ritrovamento di quello scrigno prezioso che è il nostro cuore divenuto culla del Dio Bambino.
Così, questo è un Natale di grazia - ha proseguito il Vescovo Mario - è un Natale inedito e proprio per questo segna una pagina nuova nella storia di ciascuno di noi e nella storia dell’umanità. Un Natale inedito perché siamo chiamati a riscoprire il valore prezioso della nostra interiorità, il valore prezioso del silenzio che si fa comunicazione, dell’esserci senza esporsi, dell’amare senza bisogno di gestuale manifestazione.
Siamo chiamati a guardare questo nostro frammento di storia dal punto di vista del Bambino che nasce, di una vita che germoglia, e quindi questa sera la speranza riparte dalla certezza che in un mondo di morte la vita, come filo d’erba, ancora si fa strada in questa storia, la vita si fa strada nel cuore indurito di ciascuno di noi”.
La riflessione sulla pace come cuore di senso del Natale ha illuminato l’omelia del 25, partendo dalla definizione del profeta Isaia del Messia come principe della pace: “Il Natale è la celebrazione di una pace che è per sempre, una pace tra cielo e terra, una pace fra gli uomini, una pace dentro il cuore dell’uomo. Perché l’offeso si è chinato ad accogliere l’uomo: Dio, l’offeso, ha riaccolto l’uomo peccatore restituendolo alla sua dignità di uomo e facendosi egli stesso uomo.
“Uomini amati voi siete da Dio” dichiarano gli angeli ai pastori avvolti dalla notte. Ecco perché la pace, come distensione delle pieghe della nostra anima, come rasserenazione nelle relazioni, come assicurazione di grazia che troviamo presso Dio, la pace a Natale assume il volto della gioia, pur nelle tribolazioni, nelle sofferenze, nei bollettini di morte che tutti i giorni leggiamo a causa di questa pandemia e non solo. Natale ha, nel segno della pace, il frutto della gioia, e noi in questo triste mondo siamo chiamati ad essere angeli, cioè annunciatori di una gioia possibile”.
Dal mistero dell’Incarnazione la sorgente della gioia che il Natale porta con sé per noi: “la carnalità dell’essere umano è stata assunta da Dio: e un cuore d’uomo batte in Dio e un cuore d’uomo è per sempre in Dio. Perché Gesù, con la sua resurrezione, non è tornato al Padre da Dio, ma è tornato al Padre come uomo-Dio. Quindi la nostra gioia è data dal fatto che in Dio ci siamo tutti noi, di Dio siamo figli tutti noi, e da Dio dobbiamo amare tutti noi.
Natale sarà una vera realtà – ha concluso il Vescovo - se ciascuno di noi oggi permette al Dio Bambino di nascere ancora nella grotta del proprio cuore, e se ciascuno di noi rinasce alla responsabilità di costruire questo pezzo di storia che è nelle nostre mani, attraverso la nostra intelligenza, attraverso la nostra fede pensata e credibile, attraverso la responsabilità della nostra solidarietà. È Natale se noi sappiamo allargare le braccia della nostra anima per accogliere tutti, per vivere anche noi la riconciliazione e la pace, nell’arte del perdono che è sublime dono d’amore. Allora saremo nella gioia.
Tu celebri il Natale se fai Natale con le persone che ti sono vicine, con le persone che ti hanno offeso, con le persone dalle quali non ti senti amato. Sii tu il Dio inchinato, il Bambino dalle braccia allargate per dire a tutti che cerchi un nuovo principio e che in principio è l’amore. E l’amore aspetta, da me, da te, di farsi carne”.
In queste settimane del tempo di Avvento il Vescovo Mario ha insistito con passione credente sulla possibilità della speranza e sulla sua necessità, come risposta cristiana allo smarrimento della crisi, lo ha fatto anche con il suo video-messaggio di auguri, con parole semplici che sono arrivate al cuore, richiamando le stagioni che si alternano sulla terra, quando “in inverno, nel silenzio, va germogliando la vita. E c’è una vita che silenziosamente sale dal grembo del nostro cuore.
Buon Natale nella gioia, perché Natale è vita e la vita è speranza, senza mai dimenticare i poveri, gli ammalati, i medici e gli operatori sanitari, le famiglie che sono quotidianamente a contatto con l’esperienza del dolore, i bambini e le persone che si sentono sole, le coppie di sposi, i giovani, che siano seminatori di futuro”.
 
 
 
 
 
 

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